Perché in Campania si continua a morire di malasanità

Una denuncia che viene da dentro: continuano gli sperperi. Niente vacche grasse, ma sanguisughe.

perche in campania si continua a morire di malasanita

Il turismo sanitario ci costa tanto, formiamo professionisti che poi vanno a lavorare al nord. Le liste d'attesa sono inconciliabili con la vita e i livelli di assistenza sono sempre ai minimi.

 

 

di elleti

Sanità campana in piena crisi, con gli sperperi che continuano e che favoriscono la migrazione dei pazienti, liste d'attesa indecenti, livelli essenziali di assistenza quasi mai raggiunti, personale allo stremo, assunzioni “pilotate”. Un atto d'accusa spietato, e una descrizione dello stato delle cose che viene dall'interno della sanità regionale, raccontata da chi opera sul campo, una voce di dentro, quella di Maurizio Lombardi, infermiere e componente del Movimento infermieri campani e Professioni sanitarie. Che parla, a proposito della sanità campana, di «emergenza indotta».

«La Campania è da decenni maglia nera per la qualità della pubblica sanità – dichiara Lombardi -, nonostante investa tantissimo nella formazione di tutti i professionisti sanitari. Professionisti che nella maggior parte dei casi hanno dovuto fare le valigie e andare fuori regione alla ricerca di un posto di lavoro con un contratto stabile e duraturo».

Anche migrazione professionale, dunque. Quella arcinota “fuga dei cervelli”, che impoverisce un intero e delicato comparto, non ne consente la crescita, l'innovazione, ne impedisce il ricambio generazionale.

L'esponente del Mic si sofferma soprattutto sulla situazione di infermieri, ostetriche, operatori socio sanitari, «vittime della Regione e della sua scellerata gestione».

«Emigrare per lavoro – dichiara -, è stato per molti l'unico modo per sperare di ritornare in Campania quanto prima, tutta colpa del blocco delle assunzioni e dei concorsi. Un sistema sanitario, quello campano che continua a fare acqua, con sperperi di denaro inauditi, soprattutto in un momento in cui si chiedeva di risparmiare». «Sperperi di denaro indiretti – spiega Lombardi -: sono quelli causati da un'offerta di assistenza sanitaria scadente che alimenta quel “turismo sanitario” verso regioni più virtuose e che mette in moto un processo di risarcimento ticket con cifre da capogiro. Per intenderci, non è che se un cittadino campano va a operarsi a Milano o Bologna , la sanità campana ha risparmiato o si è liberata di un problema. Anzi, con tutta probabilità dovrà risarcire alla regione che accoglie il nostro concittadino un ticket più alto di quello che avrebbe speso rimanendo nei confine regionale».

Ma del resto, è difficile criticare chi sceglie di andarsi a curare o operare nelle spesso più efficienti strutture del Nord. I costi però sono rilevanti, questa migrazione sanitaria pesa sulle casse della Regione per decine di milioni di euro. Se poi si continua a formare e lasciar andar via i nuovi professionisti, beh è difficile immaginare che la situazione possa cambiare.

«Il sistema sanitario campano – continua Lombardi -, appare ancora quello delle “vacche”, anche se non sono più grasse, che fa proliferare una marea di sanguisughe».

Una situazione difficile, che alimenta la diffidenza dei cittadini. Un esempio è l'esplosione di richieste per presunti casi di malasanità. Per non parlare delle liste d'attesa. Tema affrontato da Lombardi. «Chiedetevi – ha dichiarato - che idea possono continuare a maturare i campani sulla sanità pubblica. Si vedono quasi respinti dalle solite liste d’attesa lunghissime. Chiedetevi che qualità del servizio sanitario si può avere con un reclutamento di “professionisti della salute” fatto per conoscenze e per favoritismi, piazzati qua e là dove c’è necessità di coprire una carenza organica. Infermieri e oss usati come tappabuchi. Si denigra quella che è la nostra professione, si fa finta di elargire un servizio sanitario regionale riempendo questi vuoti in organico senza neppure garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea). Con quello che viene erogato alla nostra regione – nonostante la disparità con le regioni più ricche - si poteva fare meglio e indirizzare gli investimenti su progetti solidi, concreti e duraturi. Come è stato fatto per i concorsi di mobilità che finalmente la regione ha iniziato a bandire nel 2016. E anche qui non sono mancate le incongruenze: concorsi di mobilità in cui si richiedeva addirittura una prova pre selettiva ad aziende pubbliche che continuano a rinnovare appalti milionari con agenzie interinali, banditi negli anni addietro».

«La giustificazione? I Lea da raggiungere, ma nel frattempo aumentano i ricorsi e i risarcimenti per malasanità. Ci troviamo – insiste Lombardi – in una cronica urgenza, in una perenne carenza di personale che trova un’apparente e superficiale soluzione nel ricorso a queste agenzie. E capita così che nella sola provincia di Caserta poco più del 70 per cento dei lavoratori di queste agenzie interinali siano parenti di personale sanitario, sindacalisti , personale amministrativo e dirigenziale».

«Come se non bastasse – aggiunge -, c’è la spesa di tutto questo teatrino che non è indirizzata al risparmio, ma anzi come è stato denunciato all’Anac e alla Corte dei Conti dal Mic e dal Ps, c’è uno sperpero di circa il 30 per cento in più rispetto ai costi di assunzione da concorso pubblico. Senza riuscire poi a calcolare il danno dovuto all’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie scadenti. Per non parlare dell’economia che viene messa in ginocchio anche dalla proliferazione di lavoro somministrato a discapito dei posti fissi. Dulcis in fundo, negli ultimissimi tempi il Cardarelli di Napoli ha bandito un concorso per Infermieri e Oss. E allora? Finalmente, direte. E invece no. Il Cardarelli pare abbia “dimenticato” di bandire la mobilità, come invece prevede la legge. Per questo chiediamo la sospensione del concorso. Snellendo anche la lunghissima lista di partecipanti, dato che a oggi sono molti i colleghi che si sono iscritti a questo concorsone. Sarà quindi un giudice a decretare la validità o meno del concorso del Cardarelli. Si potevano evitare lungaggini burocratiche e dispendio di soldi pubblici che nella nostra regione sono già troppi.

Sulla nostra sanità, conclude Lombardi, «pesano tanti misteri. E gestioni che ci appaiono scellerate e dispendiose. Intanto si continua a migrare per cercare lavoro, per cercare cure valide, per cercare tempi d’attesa compatibili con la vita. Perché in Campania invece si muore e si continua a morire di malasanità».