Ossa fragili,operata."Spero di averle dato un pò di felicità"

Parla il primario di ortopedia del Moscati, Antonio Medici, che ha realizzato un intervento unico

ossa fragili operata spero di averle dato un po di felicita

Presto una pubblicazione sul lavoro in due sezioni di intervento: si era rotta il bacino, è affetta da osteogenesi imperfetta a 15 anni

 

di Simonetta Ieppariello

In seguito ad un'accidentale caduta aveva riportato una frattura bilaterale del bacino e il suo quadro clinico, sottoposto all'attenzione di numerosi specialisti, era stato giudicato troppo compromesso. Troppo difficile intervenire, tentare un intervento chirurgico a causa di quelle ossa 'di vetro', troppo fragili. La storia della giovane paziente sta facendo il giro del mondo. Così giovane e desiderosa di avere una vita come le sue coetanee è affetta da un malattia rara a soli 15 anni.

Osteogenesi Imperfetta. Questo il nome della malattia che le è stata diagnostica e che rende le sue ossa tanto fragili da far diventare rischiosa anche una banale caduta . 

Sembrava destinata a passare il resto della vita sulla sedia a rotelle la 15enne di San Giuseppe Vesuviano, affetta quella malattia genetica rara che comporta una fragilità ossea e osteoporosi giovanile, ma fortunatamente all'ospedale 'San Giuseppe Moscati' di Avellino ha trovato chi le ha dato una speranza. E’ stato il direttore dell’unità complessa di Ortopedia e Traumatologia della struttura campana, Antonio Medici, pur consapevole dei rischi connessi a un intervento già di per sé difficile, reso ancora più complesso dalla malattia della paziente, a ridarle la speranza a riaccendere la gioia nel suo cuore di tornare a camminare. (Clicca per seguire intervista rilasciata a 696 tv Ottochannel )

Un intervento già di per sè eccezionale, ancor più se si pensa che, secondo le prime indagini, si tratterebbe di un caso unico al mondo per modalità di intervento, vista la complicata patologia della ragazza e la metofdologia di intervento scelta e attuata. Il dottore Medici ha comunque deciso di offrire alla giovane la possibilità di rialzarsi sulle proprie gambe.

Dottore, è stato un intervento particolarmente complicato, soprattutto vista la malattia della ragazza...

«La patologia da cui è affetta la piccola riguarda la sfera ossea. E’ una malattia sistemica. Comunemente per restituire chiaramente la fragilità delle sue osse vengono definite “di vetro”. A questa complessità anomatopologica si legava la qualità ossa della ragazza, che implicava una serie di analisi sul tipo di protesi da usare, che non rischiasse di compromettere ulteriormente il suo stato di salute. Insomma un certo tipo di protesi da impiantare in un certo modo».

Come si è svolto l’intervento?

«L’intervento si è svolto in due tempi: la prima volta, coadiuvato da un'équipe di ortopedici e anestesisti, sono intervenuto sulla frattura destra e sinistra da via posteriore. E’durato oltre tre ore. Dopo una settimana, la ragazza è tornata in sala operatoria e la frattura è stata trattata per via anteriore. Un secondo intervento dunque di altre tre ore. In effetti - precisa - ha subito quattro interventi chirurgici in due sedute, per fare in modo che la fragilità ossea non rendesse inutili i tentativi di fissazione, da effettuare in un particolare modo per favorire la formazione del callo osseo. Ma tutto è andato meglio del previsto».

La 15enne è stata dimessa da qualche giorno e ha iniziato la fase della riabilitazione presso il proprio domicilio. Cosa le ha detto?

«Mi ha chiesto se potrà camminare un giorno. Spero di averle dato un pò di felicità e una qualità della vita più o meno reoglare».

Con la sua équipe ha condotto l'intervento chirurgico sta ora lavorando a una pubblicazione scientifica sul caso, in quanto l'operazione eseguita non ha ancora alcun riscontro sul piano divulgativo internazionale...

«Sì. Ad oggi abbiamo trovato un solo altro caso in Gran Bretagna. Ma si tratta sì di un paziente affetto da questo tipo di malattia genetica rara, ma il tipo di intervento che si era reso necessario in quel caso era stato solo monolaterale. Quello fatto, anche grazie al supporto dei medici anestesisti che voglio ringraziare come il resto dell’equipè, è stato bilaterale, con accessi posteriori e anteriori».