Avellino, le prossime ore decisive per il futuro della città

Tra dissesto, pre dissesto e sfiducia: ma il vero nodo è il debito e come superare questa fase

Le casse vuote, in caso di nuova campagna elettorale, non consentiranno a nessuno promesse mirabolanti. Serviranno proposte concrete e una nuova e rigenerata classe dirigente. Ma come e con chi?

 

 

di Luciano Trapanese

Ore cruciali per il futuro della città. Avellino è sospesa tra il dissesto (proposto dai 5Stelle), il piano di riequilibrio (suggerito dal settore finanze del comune), e la sfiducia, firmata da venti consiglieri dell'opposizione. Ore che potrebbero ridefinire equilibri, gerarchie, ambizioni. Ridisegnare la geografia politica di questa provincia, sgretolare quel che resta di vecchie fortezze e generare nuove aspirazioni, magari più in sintonia con una città che oscilla tra un passato che non torna e un futuro che non si intravede. Ancora.

L'accento in questi giorni è caduto sul nemico pubblico numero uno per chi è chiamato – oggi e nel prossimo futuro – a governare Avellino: la mole imponente del debito. I numeri saranno certificati domani mattina, nel corso della riunione di giunta, che dovrà votare la delibera che proporrà al consiglio la dichiarazione di dissesto. Con i 5Stelle o senza il nodo resta quello, le casse vuote. Sarà anche importante valutare e verificare nei dettagli la proposta del settore finanze dell'ente, che ritiene ancora percorribile una strada meno drastica, ma comunque irta di insidie e tagli alla spesa, quella del riequilibrio di bilancio (o pre dissesto). Su tutto questo, come saprete, pesa la mozione di sfiducia e le firme già raccolte dall'opposizione. Una spada di Damocle sul futuro dell'esecutivo Ciampi, lasciata in bilico, e pronta a recidere la fragile esperienza (perché di netta minoranza), del governo avellinese dei 5Stelle.

Ma il punto resta quello dei debiti. Che si trascinano da anni e aumentano in modo inesorabile (come per l'intero Paese). Con un paradosso rispetto al deficit italiano: lì il governo (Lega/5Stelle), non sembra dargli troppa rilevanza, o meglio: ha deciso di affrontarlo aumentando la spesa. Ad Avellino, invece, la strada maestra scelta dal Movimento è il default: ritenuto la via d'uscita da una impasse amministrativa che di fatto alimenta la decadenza della città, ne riduce la capacità di investimento, di politiche a favore dei ceti deboli e di innovazione complessiva.

Ripetiamo: è un momento delicato. Se anche si dovesse decidere di staccare la spina e andare verso un più soft pre dissesto, con le conseguenti elezioni in primavera, resta una domanda inevitabile e forse senza risposta: chi avrà la forza, il coraggio, la capacità e la credibilità necessarie per raccogliere una sfida così ardua, e cioè governare una città sull'orlo della bancarotta? I partiti tradizionali, espressione di centrosinistra e centrodestra, sono in affanno. Il Pd ha perso per strada i suoi elettori e sembra incapace di riconquistarli, a livello locale e nazionale. Forza Italia e Fratelli d'Italia sono stati fagocitati dalla Lega. Il Movimento 5Stelle vive, ad Avellino ma non solo, un periodo di appannamento: questi mesi di governo cittadino, pur con le oggettive difficoltà, hanno generato dubbi capaci di spegnere parte di quelle speranze che il voto al ballottaggio sembrava aver suscitato.

Resta un dato, però. L'esperienza del Movimento a Palazzo di Città, ha riconsegnato a molti la passione per la politica cittadina, con la consapevolezza che non è necessario togliersi il cappello in qualche segreteria per ambire ad avere un ruolo in consiglio comunale. Sono nate associazioni, comitati, c'è un fermento evidente, che era stato già raccolto dalla lista civica di Luca Cipriano (con il suo buon risultato alle ultime elezioni). Magari non è la strada giusta, o meglio, quella definitiva. Ma è almeno un segnale che consente di avere un molto cauto ottimismo. Per troppi anni tra la città reale e chi l'ha amministrata c'è stata una distanza, un muro, una indifferenza, che hanno contribuito anche alla decadenza avellinese. L'operazione trasparenza sui conti pubblici potrebbe aiutare a definire ancora meglio il quadro. E non consentire, nella campagna elettorale che verrà, ai candidati in lista di promettere mirabilie, ma definire, pragmaticamente, un programma credibile e solido per rilanciare Avellino. E' solo una speranza. Ma crederci non costa nulla.