di Luciano Trapanese
La tragedia di via Madonna de la Salette non è un semplice fatto di cronaca da archiviare in fretta, destinato a non lasciare che qualche labile traccia nella memoria collettiva. Il sangue di quei tre ragazzi è lo stesso sangue che bagna ogni giorno le strade di una città distratta, abituata a far finta di nulla, impermeabile alle verità più scomode. Un 25enne morto, l'omicida di 32 anni in coma, una 18enne accoltellata alla gola e ancora viva solo perché la lama non si è conficcata nella carotide. Non sono vittime per caso. E neppure sono pedine incastrate nelle drammatiche dinamiche di un banale raptus di gelosia.
Non si possono chiudere gli occhi
Le indagini disegnano un quadro diverso, che riguarda tutti. Perché conosciuto da tutti. Quella violenza inaudita sarebbe stata innescata dall'abuso di droga: cocaina e crack. E tanto alcol. Una interminabile notte brava finita nel sangue. Le indagini accerteranno nei dettagli quello che è accaduto nel piccolo appartamento a due passi da Palazzo di Città. Ma ora sarebbe utile, per una volta, non chiudere gli occhi e chiedersi l'ovvio: c'è davvero chi immagina che il sempre più esteso consumo di cocaina in città sia senza conseguenze? Che le strisciate o le “bottiglie al crack”, non siano capaci di alterare l'equilibrio di una parte del tessuto sociale, a cominciare dai ragazzi border line per finire ai consumatori più insospettabili, quelli che possono gestire la dipendenza dietro il paravento di un ruolo e del denaro?
Una realtà che tutti conoscono
Che coca e crack siano diffusi ad Avellino è testimoniato dalle continue operazioni di carabinieri e polizia. Dalle decine di arresti. Ma sappiamo tutti che per ogni chilo di droga sequestrato altri venti finiscono sul mercato. Un fiume difficile da arginare. E non solo. Tanti di voi, ne siamo certi, conoscono qualcuno che ne fa uso, sia esso un amico, un parente, un semplice conoscente. E quanti tra voi hanno fatto finta di niente mentre in un locale, sul tavolo vicino o nel bagno, hanno notato quel tizio o quella tizia sniffare?
Questa è una città di provincia. Ha equilibri delicati, semplici e complessi insieme. E la coca è un virus subdolo, penetra silenzioso, quasi invisibile. Non ha la stessa evidenza dell'eroina, che negli anni '80 ha devastato una intera generazione. Gli eroinomani li riconoscevi subito, bastava uno sguardo. La “pera” era sinonimo di esclusione, il tossicodipendente non poteva che vivere ai margini, sospeso nel nulla tra una siringa e l'altra. Con conseguenze drammaticamente plateali: le decine di morti con gli aghi ancora conficcati nelle vene.
Droga, crack, alcol...
La cocaina non esclude, include. La cocaina non rilassa, eccita. Una droga socializzante, semplice da assumere, “positiva” e oggi anche molto economica. Ma che alla lunga crea una dipendenza feroce, amplifica gli istinti violenti, deteriora le capacità intellettive. Va anche peggio con il suo derivato, il crack. E peggio ancora se le sostanze si associano all'alcol. Con consumatori – lo dimostrano le ultime inchieste – diventati schiavi degli spacciatori e costretti a diventare pusher a loro volta.
Un nucleo sempre più numeroso di dipendenti come incide su una comunità come quella avellinese? Consumatori trasversali, per cultura, classe sociale. Una droga che si diffonde tra i più giovani. Come abbiamo visto ieri. Come vediamo ogni giorno, da anni. E da anni raccontiamo episodi di violenza incomprensibile, di eccessi ingiustificabili. Quelle risse per nulla, a colpi di spranghe. Per una questione di viabilità, per una lite condominiale, per dissidi tra colleghi, per uno sguardo in discoteca.
Quel sangue non andrà via così facilmente
Avellino è una piccola città, malinconica e decadente, chiusa a riccio su stessa e i suoi inevitabili demoni. Il sangue che ha imbrattato il piccolo appartamento di via Madonna de la Salette, non andrà via con un po' di candeggina. Pesa sulle coscienze di chi si volta dall'altra parte. Di chi preferisce pensare si sia trattato di una questione privata, di una storia di gelosia. O che al massimo sia stata solo l'epilogo di una folle notte tra ragazzi marginali e per questo distanti, lontani, confinati in un mondo altro. Non è così, lo sappiamo tutti. E non possiamo continuare a ignorarlo.
