Stop al traffico. I commercianti: e noi chiudiamo per un mese

La provocazione durante la protesta di questa mattina. Parziale marcia indietro di Ciampi

stop al traffico i commercianti e noi chiudiamo per un mese

Il sindaco disposto a rivedere l'ordinanza, dopo aver parlato con i sindaci che hanno firmato il protocollo con la precedente amministrazione. Lunedì incontra i negozianti in comune. Alta tensione.

Avellino.  

 

 

di Luciano Trapanese

Mentre i commercianti scendono in piazza per protestare contro l'ordinanza antismog, il sindaco fa una parziale marcia indietro. E con un video postato sulla sua pagina Facebook annuncia, insieme all'assessore Massimo Mingarelli, «che all'inizio della prossima settimana il divieto di transito potrebbe essere rivisto per non svantaggiare lavoratori, bambini e anziani». Oltre a ribadire «che la stazione dei bus sarà trasferita da piazza Kennedy a campetto Santa Rita».

In piazza Libertà questa mattina c'erano centinaia di commercianti. A dir poco arrabbiati. C'era chi simbolicamente ha portato le chiavi del negozio, chi ha proposto provocatoriamente di chiudere le saracinesche per un mese, chi ha ricordato che una situazione simile poteva capitare solo qui. Lunedì una delegazione incontrerà il sindaco in comune. Sarà un incontro ad alta tensione.

Il coro unanime di proteste per una ordinanza che di fatto impedisce la circolazione delle auto e l'accesso alla città per l'intero periodo natalizio, ha convinto Vincenzo Ciampi che forse quelle disposizioni draconiane potrebbero essere ripensate.

L'ordinanza – ha spiegato il sindaco sui social - «è figlia di un protocollo stipulato dalla precedente amministrazione con i comuni dell'hinterland, che prevede quella rigida regolamentazione alla circolazione delle vetture». «Nei prossimi giorni – ha aggiunto – incontreremo gli altri sindaci per una deroga a quel protocollo».

Il coro delle proteste è partito compatto, mai così solidale. E di fronte alle critiche, il primo cittadino ha ricordato «che superata la soglia dei 35 sforamenti del limite massimo di PM10 nell'aria, gli amministratori rischiano anche una inchiesta penale», e per questo si è trovato nella posizione inevitabile di adottare provvedimenti, resi poi ancora più severi da quel protocollo d'intesa.

E' vero – ci mancherebbe – che oltre i 35 sforamenti si rischiano procedimenti giudiziari. Ed è anche vero che esiste quel protocollo. Al sindaco si può ricordare, però, che quel limite non è stato raggiunto all'improvviso, il tempo per ridiscutere il protocollo con gli altri comuni c'era (perché farlo solo ora?), così come la possibilità di disporre delle misure importanti, ma non così penalizzanti, come il blocco quasi totale della circolazione da qui alle feste di Natale. C'era anche la possibilità di dialogare con i commercianti per trovare delle soluzioni alternative. Di disporre prima il trasferimento a campetto Santa Rita della fermata dei bus (ma serve a qualcosa?), o di individuare aree di sosta esterne al centro cittadino (e non farlo solo ora), mettendo a disposizione delle navette gratuite, oltre a disporre un piano diverso ma efficace: targhe alterne, stop totale la domenica, orari di accensione per le caldaie e così via...

Chiaro che la colpa dell'inquinamento non può essere attribuita a Ciampi. Ed è chiaro anche che negli ultimi quindici anni le amministrazioni che si sono succedute avrebbero anche potuto immaginare una politica ambientale a tutela dei cittadini per ridurre le polveri sottili nell'aria. Ma il sindaco non può e non deve sempre limitarsi ad accusare il passato («quel protocollo...»): è troppo comodo, potrebbero farlo tutti. Tutti quelli che vengono dopo. Il sindaco deve risolvere i problemi, e purtroppo anche quelli ereditati: è l'inevitabile condizione di chi amministra.