"Martina aveva tre anni e la chiudeva al buio: non la perdono"

Dopo la conferma della condanna in Cassazione dell'insegnante violenta con i bambini della Materna

Avellino.  

di Margherita Visconti*

Finalmente una Giustizia in cui credere ancora. Anche se quando le vittime sono dei bambini e quando quei bambini sono i tuoi sembra sempre troppo poco.

Non riesco ad accettare ancora nulla di tutto ciò che riguarda questa vicenda, non posso.

Se mia figlia teme ancora oggi anche un semplice e giusto rimprovero delle sue maestre è la prova che non ha dimenticato. Finché non dimenticheranno loro non potrò farlo io. Quando mia figlia ha cominciato le elementari si è ritrovata con una insegnante severa, rigida, e realmente vecchio stampo, non come sostiene di essere stata quella persona (scusatemi ma non la chiamerò mai e poi mai Maestra nel rispetto di quante svolgono questo mestiere con onestà e professionalità).

Volevo capire quanto fosse severa e cosa intendesse mia figlia con questo aggettivo (è stato difficile per me rifidarmi della categoria anche se razionalmente so che non si può generalizzare) allora le chiesi: ma quando dici che alza la voce e quando dici quanto è severa intendi come Amedea? Eravamo in macchina, aveva solo 6 anni, si gira di scatto e mi dice (mentre con le mani si tappa le orecchie) ti prego mamma, ti prego non nominarla mai più perché io sto cercando di cancellarla dal mio cervello, ma se tu la nomini lei ritorna.

Mi sono gelata e mi sono sentita per l'ennesima volta in colpa. Non dovevo, d'altronde da tempo non ne parlavamo più (proprio per dimenticarla) ma quella frase e quel gesto mi hanno detto tutto...

Alice, che non ha mai subito violenze fisiche ma che ha sempre visto la sorella subire, era ancora scottata.

Ho chiesto alle nuove insegnanti di essere più morbide nei rimproveri, ma solo per permetterle di riacquistare fiducia nella loro figura.

Ringraziando il Signore ho avuto e ho a che fare con delle professioniste di altissimo livello nella scuola di Alvanella, attualmente frequentata dalle mie bambine. Martina ha iniziato quest'anno la prima, Martina è una tosta.

Al primo colloquio la sua insegnante mi fa: Signora senza volerlo ho calpestato (con i tacchi a spillo) un piedino a sua figlia, ma quando mi sono girata per chiederle scusa e abbracciarla mi ha detto una frase che mi ha colpito e mi ha fatto pensare: Maestra tranquilla non mi sono fatta niente perché a me nessuno potrà mai più fare del male.

Martina ha costruito e indossato una corazza ma sa che ci siamo noi a difenderla, a qualunque costo.

Racconto questi due aneddoti per chi mi chiede ancora se hanno dimenticato.

No, la violenza non si dimentica.

Sono determinata ad andare avanti, fino alla fine. Seguirà ora un processo civile perché sia chiaro che finora (nonostante la sentenza) l'insegnante non ha provveduto a nessun risarcimento né a nessun pagamento di spese processuali, come da condanna.

Dovrà pagare magari con i soldi che ha avuto dallo Stato non svolgendo il suo lavoro come avrebbe dovuto, seguendo le regole.

Ho provato, qualche istante, a pensare al perdono, io sono credente cattolica, ma poi mi torna in mente il suo volto sorridente quando si è presentata in aula al processo, dopo 9 mesi di domiciliari.

Senza tentare di scusarsi almeno con i bambini, non dico con noi genitori.

Non si è mai pentita. Mai.

Una persona che sostiene di aver ricevuto una pena ingiusta. Mai vista affranta. Quando l'ho vista ridere ho desiderato picchiarla, con le mie stesse mani, ma io non sono lei ...io alle mie figlie devo insegnare altro.

Il suo difensore sostenne in aula che il tutto era iniziato per un'antipatia di noi "germane Visconti" nei riguardi della Di Giovanni.

Oggi aggiungo: e meno male non ci sei piaciuta dal primo momento, dal primo istante in cui ti riusciva male anche il tuo fintissimo buonismo. Non ci sei mai piaciuta, è vero, anzi: dopo che abbiamo visto le registrazioni, i video, da genitori ti abbiamo odiata.

Quei video parlano chiaro: la polizia ne ha resi noti solo parte.

A mia figlia manca il respiro mentre piange e si dispera chiamandomi, mentre lei, la signora, le dice che io, la mamma, non avrei potuto sentirla, aiutarla.

Martina aveva solo tre anni ed era chiusa al buio.

Sfido ogni mamma ad accettarlo davanti a quei video. Quando in questura mi hanno chiesto di guardare e confermare che la bambina in oggetto fosse mia figlia mi sono sentita morire.

Mi vergogno di dire cosa desideravo fare in quel momento e ringrazio i dirigenti della polizia di allora per avermi, averci aiutati a fare la cosa più giusta per tutti.

Questa storia ci ha cambiati ma finalmente ci ci dà un po' di pace. Ho sbagliato a portare le mie figlie in quella scuola, mai avrei immaginato cosa gli potesse accadere, ma le ho difese e credo di aver difeso tutti gli altri bambini che erano con loro e quelli che sarebbero arrivati dopo. Ne sono fiera.

Adesso qualcuno leggerà e dirà che mi sono fatta altra pubblicità. Non ne ho bisogno né nella vita (sono circondata da una meravigliosa famiglia) né nel lavoro, sono una semplice umile commessa.

Perché ho voluto rilasciare questa dichiarazione?Perché tutti devono sapere cosa realmente hanno sopportato i nostri figli e cosa abbia rappresentato quella donna per loro.

* Mamma di due bambine che frequentavano l'Istituto scolastico di Valle