In attesa di vedere gli operai al lavoro sull’ultimo segmento di Corso Europa (ieri c’è stata la consegna dell’area mentre la cantierizzazione è prevista per stamane), in molti, in città, si stanno chiedendo come mai alcuni dettagli di Piazza Libertà dovranno essere definiti con la messa in opera di pietra lavica e non di quella irpina. Modificando quanto riportato sullo stesso progetto, approvato e passato al vaglio della Soprintendenza.
La notizia, trapelata da Palazzo di Città alcuni giorni fa, ha fatto il giro del capoluogo irpino destando dubbi e perplessità in molti avellinesi e, soprattutto, in diversi tecnici, ingegneri e architetti, che avevano seguito con attenzione il lungo e complicato iter progettuale. Procedura che ha subito diverse modifiche e registrato numerosi rilievi proprio da parte della Soprintendenza, ma non solo.
Adesso, dunque, tutti si chiedono come mai si stia per compiere un importante cambiamento in corso d’opera, senza un apparente motivo se non di natura estetica. Un aspetto della pianificazione (oltre a quello funzionale) che era stato abbondantemente discusso oltre che criticato aspramente anche dall’Ordine degli Architetti e da tanti consiglieri sia di maggioranza che di opposizione.
Una modifica dei materiali da utilizzare, che pure erano stati precisamente individuati uno per uno, infatti, a rigor di logica, dovrebbe mettere in moto una perizia di variante che va redatta, giustificata e approvata. Altro tempo perso se il procedimento non si conclude mentre la ditta continua l’intervento su versanti diversi da quello della pavimentazione.
Certo, la modifica, trattandosi di realizzare, a quanto pare, un continuum tra l’agorà e Corso Vittorio Emanuele, da una parte, e via Nappi, dall’altra, in fin dei conti potrebbe anche sposare meglio il gusto degli avellinesi. O, comunque, presentarsi come una soluzione più equilibrata rispetto a quella originale definita come una “spianata bianca”. Resta, però, il mistero sulle ragioni reali. L’ipotesi della richiesta della Soprintendenza, a restyling iniziato, non sembra reggere.
Allora potrebbe essere una questione economica legata ai costi dei lavori e al ribasso, notevole, con il quale è stata aggiudicata la gara d’appalto. In pratica, la ditta potrebbe anche aver sollevato delle difficoltà nell’acquisto di pietra irpina per tutta la superficie da coprire, avendo già sostenuto spese impreviste in corso d’opera. E, quindi, per rientrare nel budget, avrebbe avanzato questo tipo di soluzione che riduce l’utilizzo del materiale più costoso a fronte di un innesto di pietra lavica meno pregiata.
Ma anche queste sono solo supposizioni. Probabilmente la verità sul progetto che da alcuni anni catalizza l’attenzione della città si verrà a sapere sono a cose fatte.
Alessandro Calabrese
