Dogana, si parte dalla piazza aperta e il ritorno al commercio

Primo appuntamento per "La Dogana che vorrei" e prime ipotesi funzionali sul tappeto

L'incontro si è svolto alla chiesa del Carmine. L'assessore Cignarella: tutti d'accordo su esproprio e ristrutturazione ma bisogna trovare un equilibrio. Lo storico Massaro: è stata la sede dove si fissavano i prezzi di grano, olio e vino nel Regno.

Avellino.  

«Oggi è il primo dei tre incontri indetto per capire cosa dovrà fare da grande la Dogana. Una sorta di introduzione storica per poi procedere, attraverso il secondo e terzo appuntamento, con l’aspetto tecnico: come realizzare il contenitore e cosa metterci dentro. Realizzare un’altra opera senza sapere cosa farne non sarebbe una mossa indovinata. Per questo faremo partecipare tutti i cittadini e le associazioni, come abbiamo fatto con l’ex Gil, alle scelte sul futuro di questo storico monumento, simbolo della città».

Così l’assessore ai Lavori Pubblici Costantino Preziosi che, con l’incontro di ieri alla chiesa del Carmine, ha aperto il ciclo di dibattiti dal titolo “La Dogana che vorrei”, organizzato dall’amministrazione comunale. «Per l’aspetto economico legato sia all’esproprio che alla ristrutturazione della facciata - ha aggiunto - non c’è alcun problema. Abbiamo diverse strade da percorrere. Ora, però, cerchiamo di avvicinare la cittadinanza avellinese a quelle che dovranno essere le scelte per il simbolo della città. Spero che in questi due incontri che seguiranno (martedì 26 e venerdì 29 maggio) tutti i partecipanti diano un contributo positivo».

Alla chiesa del Carmine anche i rappresentanti del Movimento Bene Comune e dell’Associazione costruttori edili di Avellino. Oltre agli assessori alla Cultura, Nunzio Cignarella, e all’Urbanistica, Marietta Giordano, insieme allo storico Andrea Massaro.

«Ultimamente - ha esordito Cignarella - si sentono cose diverse da quella che è la realtà. Qualcuno, ad esempio, la scorsa settimana ha sostenuto che per Piazza Libertà, durante l’amministrazione del sindaco Michelangelo Nicoletti, fu indetto un referendum. Cosa che non è assolutamente vera… In questi giorni, invece, tutti sembrano d’accordo sull’acquisto della Dogana quando durante la prima giunta Di Nunno, nella quale io c’ero, questa scelta è stata fortemente osteggiata dall’opposizione Pds. La cifra della trattativa era pari a 600 milioni di lire. E gli organi tecnici dissero che si trattava di una somma troppo alta rispetto al valore dell’immobile. Solo pochi anni dopo, però, l’amministrazione provinciale subentrò nell’iniziativa e trattò con i proprietari sulla base di un importo tra i 3 e i 4 miliardi di lire. Quello che voglio dire è che bisogna trovare un equilibrio. Sull’esproprio e il restauro della Dogana siano sicuramente tutti d’accordo ma dobbiamo anche capire qual è il suo giusto valore. Oltre all’aspetto simbolico, e quindi affettivo, parliamo dei resti di una facciata più volte modificata rispetto alla sua fattura originale».

E poi ha introdotto un altro spunto di riflessione: «Due sono le opzioni sulla funzione da dare al Palazzo della Dogana che negli scorsi anni si sono imposte all’attenzione dei cittadini e delle amministrazioni comunali: una piazza all’aperto con opere di abbellimento e sedute che ricordano i cerchi di grano, illustrata sei anni fa da Ettore De Conciliis; un edificio dello stesso volume dell’ex cinema Umberto e restituirgli la funzione storica commerciale dell’antica Dogana».

Da Massaro, invece, un sintetico riepilogo delle fasi storiche più rilevanti del Palazzo della Dogana dei Grani: «La sua costruzione - ha spiegato - si fa risalire tra il XII e il XIII secolo mentre la sua collocazione fu scelta per la convergenza delle strade principali che portavano a Napoli, Salerno e Benevento. Il cosiddetto Triggio… Nel ‘600, poi, la famiglia dei principi Caracciolo chiamò lo scultore Cosimo Fanzago per rifare la facciata. Ancora in quel periodo e per molti anni ancora nella Dogana si svolgeva il commercio di grano, olio e vino. E il prezzo che veniva stabilito per questi prodotti poi era praticato anche in vasta parte del Regno… L’inizio del declino della Dogana coincide con la fine del feudalesimo… Il resto è storia più recente…».

Alessandro Calabrese