Gli effetti del patto tra Pd e Movimento 5Stelle non tardano a farsi sentire.
Anzi, più che sentirli li contiamo: 129 milioni di euro.
E' la ragguardevole cifra accumulata in rosso dall'Alto Calore, azienda che nel corso degli anni non ha mai, mai brillato per efficienza. Toccando punte di assoluta eccellenza per l'applicazione, senza se e senza ma, dei massimali di contratto per i dipendenti, al 90 per cento assunti per "chiara fama".
Con il risultato che i dipendenti sono molti più di quelli che servono, guadagnano più che in ogni altra azienda simile in Italia e in larga misura vanno ad occupare caselle produttive inutili all'efficienza.
Visto che con 129 milioni di euro di sbilancio non si campa, il presidente Ciarcia da mesi si industria (pardon, lambicca) per tirare fuori dal cilindro una possibile soluzione. All'inizio l'Alto Calore voleva i soldi dai Comuni, che sono i soci. La parola d'ordine, grazie al grimaldello dell'associazionismo libero e di settore che grida all'acqua pubblica, è stata risanare, ovvero "mettete" mano alla cassa. I Comuni, nessuno escluso, hanno fatto finta di non capire.
Secondo giro.
Parola d'ordine: la Regione Campania tuteli un'azienda pubblica come l'Alto Calore e risani i conti in rosso. De Luca, che è eccentrico ma non fesso, ha fatto finta di capire ma solo in parte. Qualche milionata l'ha messa a disposizione (usando il salvadanaio dell'Ue) ma legandola a progetti. Risultato: i 129 milioni stanno ancora lì.
Terzo giro.
Parola d'ordine: chiediamo un prestito alla Cassa Depositi e Prestiti. Cdp ha capito fin troppo bene dove si andava a parare e ha “fatto sapere” di avere le mani legate ad erogare foss'anche i “soli” 50 milioni di euro che l'Alto Calore chiedeva, per poi restituirli in dieci anni.
Quarto giro.
Parola d'ordine: fotterli con la fantasia. La manovra è frutto di un triplo salto carpiato all'indietro (come la carota, va ai cittadini nel posto che non piace all'ortolano): tornare da Cassa depositi e prestiti e farsi dare lo stesso 50 milioni ma, questa volta, garantiti dai Comuni. Risultato: l'Alto Calore scarica sulle tasse il 50 per cento dei suoi debiti, non ha neanche l'incubo di restituirli perché il debito è dei soci non della società, e si garantisce altri anni di superminimi, esuberi e assunzioni a piacere.
E poi ci sono le Regionali.
Una mano al patto tra Pd e M5S gliela vogliamo dare o no?
Evviva: l'acqua resterà pubblica. I debiti li pagano i fessi.
