In occasione di questa pandemia, la giovane ed esperta pedagogista Michela Raffa, originaria di Savignano Irpino ha deciso di aderire professionalmente a titolo gratuito ad un progetto nazionale: staff pedagogia dell'emergenza.
Lo scopo è quello di offrire un servizio gratuito alle famiglie del territorio. Un equipe composta da circa 200 professionisti del territorio nazionale, un servizio esclusivamente online. Un servizio di supporto e ascolto protetto, al fine di diffondere la cultura pedagogica. Unire le proprie competenze per essere un aiuto e, uscirne più forti di prima. Cercare il positivo in questo momento di forte fragilità.
In questo delicato periodo causato dalla pandemia del Covid-19, l’associazione pedagogisti educatori italiani ha deciso di mettere a disposizione le proprie competenze a titolo gratuito.
La Pedagogista abilitata Michela Raffa, di Savignano Irpino, attività professionale presso Monti della Daunia Monteleone di Puglia, continuando l’illuminante ricerca intrapresa negli studi magistrali occupandosi nel factum speciei delle “Terre di Campania: Scienza, tecnica e industriosità umana” in collaborazione con il correlatore Luigi Traetta dell’Università degli Studi di Foggia, ha deciso di cooperare assieme ad Alessandro Prisciandaro presidente Nazionale dell'Associazione Pedagogisti ed educatori Italiani, per sperimentare e sviluppare un progetto di rete.
Progetto Nazionale “Pedagogia dell'emergenza” - Covid-19 - Sostegno pedagogico alle famiglie in difficoltà, un risultato scientifico di saperi e approcci pedagogici.
Michela Raffa afferma l’importanza della tecnologia in questo improvviso ed inedito scenario di vita.
Sul come nel nostro vivere distanti fisicamente, l’utilizzo corretto della scienza tecnologica attraverso l’industriosità umana, crea la possibilità di produrre nel micro e macro della popolazione in età evolutiva, un ponte di vicinanza seppur non fisico, con l’auspicio di promuovere un sentimento di supporto all’utente singolo, alle famiglie e alle amministrazioni.
Le scienze pedagogiche sono assai ben attrezzate nei confronti di interventi indirizzati alle situazioni emergenziali, con la presa di coscienza del fatto che l’emergenza produce – tra l’altro – una condizione esperienziale che può spianare notevolmente la strada verso la messa a punto di modelli pedagogici ad hoc.
Questo “tempo” ci pone di fronte a problematiche rispetto alle quali è necessario formulare e organizzare riflessioni, attività ludico educative, che mirino allo sviluppo e al miglioramento dei soggetti nel rigoroso rispetto delle loro potenzialità, dei loro bisogni e della loro individualità, sviluppando resilienza e capacità adattive. Ciò a sua volta comporta il mettere in discussione la categoria “interpretativa” per far affiorare, al suo posto, quella della “possibilità” come chiave di volta per la comprensione della realtà circostante. Concentrando l’azione su quello che è possibile fare e su quanto ancora non abbiamo immaginato di poter fare. Questa ottica comporta l’idea di dinamicità dell’esistenza, delle relazioni, tra soggetto e oggetto, tra sensibilità e intelletto, tra esterno e interno, tra materiale e spirituale e rappresenta l’educazione attraverso la centralità della relazione, la continuità e l’apertura, l’universalità, l’idea del cambiamento.
Tutti concetti che acquistano un significato particolare – in termini di possibilità di guardare con fiducia alla propria condizione futura – nelle situazioni di emergenza e in tutte le situazioni nelle quali si ha l’impressione di essere poco incisivi circa la possibilità di determinare la direzione che prende la propria esistenza.
È importante sottolineare come la maggior parte delle persone riesce a sopportare straordinariamente bene gli eventi traumatici senza alcuna alterazione nel funzionamento lavorativo, scolastico e nelle relazioni intime e sembra procedere verso nuove sfide senza alcuna apparente difficoltà. Tale risorsa personale viene indicata con il termine resilienza: con esso si intende in particolare la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici e di riorganizzare costruttivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà stesse. In pedagogia dell’emergenza assume dunque maggiore importanza l’espansione del concetto stesso di resilienza, nell’ottica più dialettica e collettiva dell’educazione ossia quella che afferma: “educarsi insieme, significa trasformare il mondo esterno per poter trasformare se stessi”.
Dunque la Pedagogia dell’emergenza si qualifica ancor di più, a differenza di altri approcci, come motore di trasformazione e valorizzazione, prima dell’ambiente esterno e poi dell’individuo.
Si tratta di una competenza chiave che possiamo sviluppare tutti attraverso l’apprendimento e attraverso il potenziamento di dimensioni personali per trasformare le circostanze avverse in nuove sfide alla propria esistenza. Essa si manifesta nella capacità di mantenere un equilibrio stabile e una chiara progettualità formativa insieme a speciali fattori “protettivi” che promuovono una sensazione di potercela fare e sviluppano tratti sani di personalità.
La resilienza, non può, perciò, essere ignorata nella messa a punto di modelli di didattica e di pedagogia dell’emergenza, educando la persona, sin da bambino, alla gestione di situazioni di criticità esistenziale. È d’altra parte è noto che l’apprendimento, così come la formazione, è legato alla problematica del cambiamento. Non è possibile che si realizzi alcun apprendimento senza una trasformazione degli equilibri precedenti, prima esterni e poi interni al soggetto, o relativi alle sue dinamiche interpersonali. Questo può avvenire solo attraverso l’elaborazione dell’esperienza e dell’errore e all’interno della relazione educativa condotta da Educatori Professionali socio pedagogici e da Pedagogisti.
La pedagogia dell’emergenza torna dunque, con urgenza e a maggior ragione, la necessità di riflettere sull’importanza del ruolo svolto dall’adulto significativo in ordine a due dimensioni tra loro inestricabilmente legate: quella emotiva e quella cognitiva. Non meno importante il riferimento al concetto di empatia che diventa un “sussidio pedagogico - didattico” quando tale processo si realizza per così dire in modo corretto, ed i bisogni del bambino vengono accolti, rispondendo loro in maniera adeguata. Specchiamoci dunque nei nostri simili con l’empatia di quel “so quello che fai” dei neuroni specchio, base neurologica dell’empatia e della convivenza che ha dato origine alla socialità delle prime comunità educanti, ai rapporti interpersonali e alla cooperazione umana. Promuoviamo anche una “Pedagogia della Normalità” preventiva e non solo dell’emergenza, una pedagogia del territorio che garantisca una rete educativa solidale continuativa, come riferimento per ogni persona che abbia bisogno di aiuto umano, spirituale o materiale, in qualsiasi momento della sua vita, anche in tempo di emergenza, in modo da non avere più bisogno di una “pedagogia dell’emergenza”, ma di una “Pedagogia a Tutto Campo”.
La continuità è il vero strumento di prevenzione e solidarietà. Quando una comunità è educativamente presente in un territorio, qualsiasi emergenza viene affrontata da un collettivo pedagogico, che è già pronto ad intervenire a collegarsi con forme di vicinanza o “a distanza” (ma sempre in vicinanza empatica ed affettiva) per esprimere un interesse antropo - evolutivo che accompagni i membri della specie umana al superamento di difficoltà temporanee di vita e all’evoluzione di una coscienza di specie.
Consulenza pedagogica:
La consulenza pedagogica, rispettando il codice deontologico ai sensi dell'art. 2 della L. 4/2013, è un servizio specialistico fornito da Pedagogista Abilitato, su tematiche educative che trova la sua legittimazione proprio in virtù dell’emergere di nuovi bisogni educativi da parte di un ente, di una comunità educativa, ma anche di un individuo o di un gruppo di individui. L’intento principale del servizio di consulenza pedagogica è quello di indirizzare il committente verso la realizzazione di un progetto educativo che prenda in considerazione sia la domanda educativa, sia il contesto di riferimento. Durante questo cammino, il ruolo del consulente non è quello di offrire soluzioni preconfezionate, ma quello di promuovere la rielaborazione di significato della situazione percepita come problematica.
Un servizio gratuito su tutto il territorio, promossa dall'associazione pedagogisti educatori Italiani e supervisionata dal comitato Scientifico Apei presieduto dal presidente nazionale.
