Afghanistan, rifugiati a Casa Nicodemi: "Vogliamo aiutare queste famiglie"

Venerdì arriveranno più gruppi di profughi che saranno sistemati in più paesi

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Avellino.  

Una casa per i rifugiati afghani ad Avellino, scende in campo la Caritas Diocesana. Nella sede della casa pastorale per la famiglia Casa Nicodemi di via Pianodardine , nel capoluogo irpino, c’è stato il sopralluogo dei referenti della Prefettura. Due le possibili nuove case individuate e che potranno accogliere nuove famiglie in fuga dall’inferno dei talebani a Kabul. “Il nostro Vescovo nel giorno dei festeggiamenti in onore della Madonna Assunta in Cielo, lo scorso 15 agosto, ha annunciato la volontà di scendere in campo in aiuto dei fratelli e sorelle afgani. Così è stato. La Caritas non poteva restare a guardare, senza dare una mano”. Ha spiegato don Vitaliano vicedirettore della Caritas Diocesa. Ad accogliere gli afgani ci sarà il diacono Alfonso Pepe, che è responsabile della Pastorale Famiglie della Diocesi Avellinese. “Siamo famiglie che vogliono aiutare altre famiglie - spiega Pepe -. Speriamo di poter dare a queste persone la giusta accoglienza che possa consentire loro di trovare serenità”. Le case ad Avellino vanno ad aggiungersi a quelle messe a disposizione già dalle amministrazioni di Montoro, Solofra e Serino. Altri 40 profughi sono stati già accolti tra Fontanarosa, Santa Paolina e Sant’Angelo dei Lombardi. Venerdì in Irpinia sono previsti più arrivi di famiglie e gruppi di rifugiati. In campo c’è anche il comune di Mirabella Eclano. L’Irpinia è la provincia che ha dato subito una mano mettendo in moto la rete dell’accoglienza. Ma ci saranno nuove destinazioni anche nelle altre quattro province. “Siamo pronti ad aprire le porte del nostro centro. Siamo una famiglia che aiuta altre famiglie. Il nostro messaggio resta immutato: nessuno è così povero da non poter aiutare il prossimo. Questo centro in periferia diventa sorgente di nuova vita, oltre ogni barriera e diversità religiosa. Siamo qui pronti per accogliere chi fugge dall’inferno di morte e violenza dei talebani. Speriamo che i rifugiati qui trovino nuova speranza - spiegano Nicola Pasquariello e Stefania De Vito, collaboratori dell’Ufficio Pastorale -“.