Si muore di eroina ma si parla di extasy

Allarme pasticche. Un tormentone estivo. E si tace delle centinaia di vittime della polvere bianca

D'estate l'informazione vive di tormentoni. Quello di quest'anno riguarda l'extasy killer e le discoteche. Negli anni scorsi ci sono stati i pit bull assassini, le stragi del sabato sera, i morti per il caldo record e così via. Tutte notizie che – alla base – avevano sì un fondamento, ma diventavano d'interesse pubblico sommandole ad altre non proprio verificate. Proprio come è accaduto quest'anno con le “pasticche”.

Ma spulciando tra i dati del ministero dell'Interno – pubblicati, tra gli altri, da Wired -, viene fuori un quadro, rispetto alle morti per droga in Italia, che davvero contraddice questa presunta emergenza e impone anche una riflessione: ci sono sostanze assassine che fanno notizia e altre che invece non hanno nessun appeal per i lettori (?) e vengono tranquillamente ignorate.

Nel 2014 sono morte in Italia per assunzione di sostanze stupefacenti 313 persone. Per 132 di loro non è stato indicato il tipo di droga. Per gli altri la situazione è questa: l'81,3 per cento sono i morti causati dall'eroina, il 12,7 dalla cocaina, il 5,5 dal metadone e lo 0,55 da anfetamine.

Come dire: in Italia si muore ancora – e tanto, ma non certo come negli ultimi decenni del '900 – per la polvere bianca (eroina e cocaina), e per la sostanza – il metadone – utilizzata per “aiutare” i tossicodipendenti a uscire dal tunnel. Eppure non se ne parla. Mentre si riempiono le pagine dei giornali su sostanze che – nella loro indubbia pericolosità – hanno comunque “numeri letali” infinitesimali.

Siamo dunque in presenza del solito tormentone. Non proprio una bufala, ma una notizia che si monta da sola, e cresce fino a quando cattura l'interesse del pubblico. Questa distorsione – che è tipica soprattutto dell'informazione italiana e non si limita al periodo estivo -, ha avuto il merito, in questo caso, di riportare alla luce un dramma dimenticato: i morti per eroina e cocaina. Quelli che non fanno notizia, che sono ormai considerati una “normale conseguenza”. Un dramma vissuto in silenzio, soprattutto dalla famiglie dei tossicodipendenti. A morire di polvere bianca sono spesso assuntori storici, che hanno combattuto per anni contro la dipendenza. Quasi sempre degli emarginati. L'opinione pubblica li ha espulsi da una immaginaria sfera d'interesse. Non esistono più. E da anni.

Nei primi tempi di Ottopagine cartaceo, metà degli anni '90, i morti per droga erano ancora notizia. Un ago letale nelle vene suscitava impressione, forse anche perchè – all'epoca – c'era ancora il timore che una tragedia del genere potesse capitare a tutti. O meglio: a tutti i genitori di ragazzi intorno ai vent'anni. Poi dopo un po' è prevalsa un'altra opinione comune a proposito degli eroinomani: se la sono cercata. E infine è arrivata l'indifferenza di questi anni.

Nel frattempo è calato il consumo di eroina. E' cresciuto quello di cocaina, una droga meno emarginante. E della marijuana, sostanza ritenuta da anni meno pericolosa dell'alcol (e c'è un disegno di legge che ne prevede la legalizzazione). E' aumentata – nel frattempo – l'ignoranza sulle nuove droghe. Da decenni si parla di extasy, e l'opinione pubblica si è fermata lì. Alle pasticche, che sono comunque largamente diffuse, soprattutto nel sabato sera. Ma ci sono anche altre droghe, dagli effetti e dalle conseguenze che variano da consumatore a consumatore. Questa incertezza, questa molto vaga comprensione di quello che sta accadendo nel mondo sempre più variegato degli stupefacenti, forse alimenta la curiosità intorno a certe notizie. Oltre – come sempre – alla consapevolezza che, se sono così diffuse, potrebbero essere assunte anche dai nostri figli. Un po' come era accaduto per l'eroina.

La questione è non chiudere gli occhi. Non dimenticare il dramma di chi combatte da anni contro la dipendenza da polvere bianca. E sulle droghe sintetiche, diffondere una conoscenza reale, non stupidamente allarmistica. L'unico modo per affrontarle, per parlarne, per superare eventuali pericoli, è sapere. Ma senza paraocchi. E soprattutto senza allarmismi. In pratica andando oltre il solito tormentone estivo.

Luciano Trapanese