Mannarino ha trionfato, Avellino pure: di questo 23 agosto, c’è da giurarci, si parlerà anche nei mesi a venire, quando l’inverno col suo torpore rimanderà a dormire la città sotto la sua coperta cucita di serate fiacche. Ma ora è tempo di sogni, musica e gioia. L’attesa di questi mesi è stata ampiamente premiata: spettacolo indimenticabile doveva essere e spettacolo è stato. Un artista straordinario, il cantautore romano: poeta, gitano, viaggiatore, cantore di oniriche visioni e della realtà più espressiva e sincera, quella che si alimenta del quotidiano per raccontare sentimenti, gioie e miserie, di personaggi figli della nostra epoca, spesso costretti ai margini. Mannarino è salito sul palco di Avellino, in Piazza Garibaldi, intorno alle 22.10 ,imbracciando la sua chitarra con quei gesti quasi esitanti, tipici dell’osservatore attento e del poeta taciturno. Poi la musica è iniziata e l’incanto ha preso vita.
Avellino, come per la serata di sabato 22 agosto animata dai 99 Posse, ha risposto con una presenza massiccia: in migliaia sono accorsi per ascoltare l’artista romano che, grazie all’intensità delle sue composizioni, ha conquistato in pochi anni un posto di primo piano nell’olimpo dei cantautori italiani. Fin dal Primo album, Bar della Rabbia, finalista del prestigioso premio della critica Luigi Tenco, attestatosi come Disco D’Oro.
Mannarino, anche nella tiepida serata avellinese, conferma ciò che lo ha reso celebre: l’intensità delle liriche, abitate da ballerini, danzatori, pagliacci, prostitute, illusionisti, venditori di fumo, tanti innamorati, luoghi insoliti, ubriachi e sognatori. La musica ha invaso Avellino, alzandosi alta fino al cielo, sorretta dalle braccia di quanti cantavano a memoria i suoi versi, giovani e adulti, mano nella mano, abbracciandosi, saltando come forsennati, poi stringendosi dolcemente. Tanti quelli venuti da fuori provincia, gli accenti si mischiavano: romano, napoletano, avellinese, in un unico grande coro. Uno spettacolo come non se ne vedevano da anni da queste parti, l’appetito di Avellino era tanto, ed è stato soddisfatto. L’associazione C’entro per il Centro ha ampiamente vinto la sua prima sfida: far rivivere una città troppo spesso confinata nella medesima routine.
La celeberrima “Me so ‘mbriacato”, l’irriverente “Maddalena”, l’elettrica “Scetato Vajò”, Mannarino non si è risparmiato. Regalando uno spettacolo variegato che alternava il cantautorato classico, alla satira in musica, fino alle atmosfere decisamente più ballabili che risentono ampiamente della cultura popolare del Sud Italia. Avellino ha apprezzato e non lo dimenticherà, anche quando da queste parti, del poeta gitano figlio di Roma, resterà solo il ricordo di una splendida serata agostana.
Andrea Fantucchio
