Distrutte e poi abbandonate: ecco le nostre periferie

Tour nel degrado ...

Lontano dal centro città, Avellino muore. Fra criminalità, abbandono e degrado.

Avellino.  

Dopo la storia di Marika, costretta a prostituirsi per mantenere i suoi due figli, e l’esplosione delle tubature di Pianodardine che hanno riversato altro veleno in strada, si torna a parlare di periferie. Isolate dal resto della città, stuprate dall’indolenza amministrativa, la criminalità e l’imprenditoria che specula sulla pelle della povera gente. Facciamo il punto.

Avellino Est: Intorno alla stazione morente, il nulla. La metropolitana leggera mai decollata, il trasporto urbano ridotto all’osso, corse sporadiche nei giorni normali e assenti duranti i festivi. Vessata dai fumi delle fabbriche e dallo spettro dell’Isochimica. L’aria che da Borgo Ferrovia si estende fino a Picarelli inglobando Pianodardine è’ uno dei centri, nelle ore notturne, del mercato del sesso e della droga.

Quattrograne: I palazzoni d’amianto si specchiano nell’altro quartiere, quello dei lotti rifatti. In assenza di aree adeguate i bambini giocano fra i cantieri aperti o nella discariche di rifiuti di fianco alle abitazioni. L’assenza di trasporti adeguati e la dimenticanza delle istituzioni hanno confinato Quattrograne al di fuori del tessuto urbano. Poco distante dal centro città, vanno di scena furti e scontri fra gli occupanti abusivi, mentre un altro pezzo di città lentamente muore.

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Andrea Fantucchio