Avellino e la Ferrovia negata al futuro di studenti ed aree interne

Prossima fermata Avellino non parla di treni ma di nuovi equilibri da ricercare

avellino e la ferrovia negata al futuro di studenti ed aree interne

Tra i relatori Silvio Sarno, presidente dell'Ance, che da tempo propone una visione complessiva che assorba le esigenze della città metropolitana trasformandole in opportunità per le aree interne

Avellino.  

C’è un filo sottile che attraversa tutte le iniziative che legano il futuro politico e urbanistico di Avellino capoluogo alla riattivazione della sua Stazione. L'incontro di questo pomeriggio, promosso per i 147 anni dall'inaugurazione della ferrovia, non parla solo di treni. Parla di equilibrio. "Prossima fermata Avellino" è un faro che si accende (ahinoi ad intermittenza) su tante opportunità. Quella più vicina e urgente, secondo noi, resta la garanzia di mobilità per centinia e centinaia di studenti, costretti a giri tortuosi su "gomma" piuttosto che a rapidi collegamenti su "ferro" per raggiungere gli Atenei di Fisciano e Benevento. 

Sarno e la consapevolezza del territorio

Silvio Sarno, presidente di ANCE Avellino, sarà tra coloro che parteciperanno all'incontro. Parte da un punto semplice, ma decisivo: il modello di sviluppo degli ultimi decenni non regge più. Le grandi città si sono gonfiate, le aree interne si sono svuotate. E in mezzo… si è rotto qualcosa. Qualità della vita da una parte, opportunità dall’altra. Mai insieme. Avellino sta esattamente lì, in questo spazio sospeso. Non periferia, ma nemmeno centro. E proprio per questo ha una possibilità: diventare nodo, non margine.

I progetti e l'ascolto

Il cuore del ragionamento è chiaro: serve un nuovo equilibrio territoriale. Le aree interne devono tornare a vivere, ma non per nostalgia. Per strategia. E questo passa da una parola che ritorna più volte, quasi come un mantra: connessione. Fisica – ferrovie, alta velocità – e digitale – banda larga, infrastrutture immateriali. Il problema è che oggi Avellino è, di fatto, tagliata fuori. Le sue linee ferroviarie sono vecchie, a binario unico, non elettrificate fino a poco tempo fa, e praticamente senza servizio. Un’infrastruttura ferma al secolo scorso, mentre il resto del Paese corre.

Eppure qualcosa si muove

Gli interventi in corso – finanziati anche dal PNRR – puntano a elettrificare, ammodernare e rendere più efficiente la linea Salerno–Avellino–Benevento. Migliorano sicurezza, velocità, capacità di carico. Aprono anche a un corridoio merci strategico, collegando l’area industriale di Pianodardine con nodi logistici più ampi. Ma – ed è qui il passaggio chiave – non basta. Perché il rischio è fare un restyling senza cambiare davvero la funzione. E allora arrivano le proposte integrative: interventi chirurgici, ma ad alto impatto. La velocizzazione della tratta Salerno–Avellino, con un nuovo tracciato più diretto. Il cosiddetto “baffo” di Arco di Traiano, un collegamento breve ma decisivo per agganciare direttamente la linea verso Bari e l’alta capacità. E la soppressione del passaggio a livello di Atripalda, per eliminare un nodo critico tra ferrovia e traffico urbano. Tre interventi che, messi insieme, cambiano il comportamento della linea. Non solo più efficiente, ma finalmente competitiva.

Poi si alza lo sguardo

La vera visione è un’altra: collegare direttamente Avellino a Napoli. Non con una linea qualunque, ma con un sistema integrato, moderno, quasi “circolare”. Un’infrastruttura che unisce tratte esistenti e nuovi segmenti, attraversa territori chiave come il Baianese e l’area nolana, e dialoga con i grandi hub dell’alta velocità – Napoli Centrale e Afragola. Dentro questa visione c’è anche un’idea urbana: un sistema tram–treno per Avellino, con nodi di scambio strategici. Non solo mobilità, ma rigenerazione. E allora il punto non è più solo “arrivare prima”. È trasformare un territorio. Ridurre l’isolamento. Riattivare economie locali. Dare senso a luoghi che oggi sembrano fuori mappa. In fondo, il messaggio è questo: le infrastrutture non servono a collegare punti su una cartina. Servono a rimettere in circolo le possibilità.