Fragole e sangue, il silenzio sulle vittime e la voce di chi ricorda

Nicastro: fragole e pomodori sulle nostre tavole non devono essere macchiati di sange

fragole e sangue il silenzio sulle vittime e la voce di chi ricorda
Avellino.  

Lotta al caporalato, Irpinia in campo. Stamane al circolo della stampa l'iniziativa per ricordare la strage di Amendolara, per non dimenticare i 4 nomi e e volti della tragedia. 

Sangue e violenza in provincia di Cosenza

Dieci giorni. Tanto è bastato per far sparire dai radar una storia di quattro uomini ammazzati in un campo di fragole. Rita Nicastro lo ha affermato questa mattina, con la consueta determinazione che la contraddistingue, durante il suo intervento al Circolo della Stampa di Avellino: «Oggi non ne parla quasi più nessuno». Eppure siamo al primo di giugno, e ad Amendolara, cittadina calabrese al confine nord della provincia di Cosenza, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Safi Iajad e Ullah Ismat Qiemi — 29, 28, 27 e 19 anni — sono stati uccisi dai loro caporali perché avevano osato chiedere i soldi del loro lavoro.

La forza del ricordo e l’impegno civile

Il Movimento Irpino Antiviolenza, la Comunità Laudato Sì e la Fondazione Rachelina Ambrosini hanno scelto di rompere quel silenzio. Lo hanno fatto con una conferenza stampa e una mostra fotografica. Gesti semplici, nella loro misura. Necessari, nella loro sostanza.

Il caporalato: una storia lunga e radicata

 

«Una strage che ci ricorda come il caporalato non riguardi soltanto i migranti o persone che vivono situazioni di disagio», ha detto Nicastro. «È una storia lunga, radicata anche nella nostra terra». Lunga quanto basta per tornare a Castel Volturno, 2008: sei migranti e un italiano assassinati dalla camorra, con Miriam Makeba che quella stessa sera saliva sul palco per un concerto dedicato a Roberto Saviano e non si sarebbe più rialzata. Lunga quanto Portella della Ginestra, primo maggio 1947, contadini siciliani falciati mentre festeggiavano il lavoro. Fili della stessa tela, ha detto Nicastro, che non si è mai davvero smesso di tessere.

Leggi, controlli e la realtà irpina

Maura Sarno, coordinatrice del Movimento 5 Stelle irpino  ha detto «Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro agricolo rappresentano una gravissima piaga in tutta Italia. Servono leggi adeguate. Qualche passo avanti è stato fatto, ma non è ancora sufficiente».

Progetti sociali contro l’emersione dell’illegalità

Francesco Iandolo, di Avellino Prende Parte, ha messo il dito dove fa più male: «Si tratta di un problema molto diffuso anche nelle nostre zone, spesso sommerso e poco visibile. Per questo motivo sono molto importanti tutti quei progetti sociali che cercano di far emergere il fenomeno e di offrire risposte concrete». L'Irpinia, terra di vigneti e di silenzi, non è immune. Non lo è mai stata.