"Il casalese di Dio": la presentazione del libro al Polo Giovani di Avellino

Mattone: "Una storia conclusa oltre 30 anni fa, ma ancora con tante ombre"

il casalese di dio la presentazione del libro al polo giovani di avellino
Avellino.  

Ad Avellino, al Polo Giovani, è stato presentato il libro "Il casalese di Dio, Don Peppe Diana: storia, omicidio, verità", scritto da Antonio Mattone. All'evento moderato dal giornalista de Il Mattino, Aldo Balestra, hanno preso parte il presidente emerito del Tribunale di Lagonegro, Matteo Claudio Zarrella, il Questore di Avellino, Pasquale Picone, il Vescovo di Ariano Irpino - Lacedonia, monsignor Sergio Melillo, il sindaco di Avellino, Nello Pizza, il garante provinciale per i diritti delle persone private della libertà, Carlo Mele, Arcangelo Zarrella e Padre Marco Masi

"Ancora tante ombre su quanto accaduto"

"Quella di Don Diana è una storia conclusa tragicamente oltre 30 anni fa, che però ha lasciato molte ombre, soprattutto sul capire perché sia stato ucciso e da chi. Nonostante tre processi passati in giudicato restano ancora molte ombre. - ha spiegato Mattone - La figura di Don Diana che, in vista del processo di beatificazione, richiede ulteriori precisazioni e approfondimenti perché è una personalità molto ricca. Era un vero cristiano, credente, che voleva testimoniare ai suoi ragazzi la bellezza e la forza del Vangelo. Non era solo il prete anticamorra di cui si è parlato, con un cliché vuoto. Si fa ancora troppo poco, anche se dopo la venuta ad Aversa del Vescovo Spinillo che ha fatto il suo ingresso in Diocesi sulla tomba di Don Peppe Diana, è ripresa una serie di attività per valorizzare e ricordare un sacerdote valoroso".

"Ha donato la vita per il suo territorio"

"È la testimonianza che riguarda la vita di un sacerdote e di un uomo che ha sperimentato e vissuto un territorio complesso e difficile, che amava, che serviva, che offriva e offre delle problematicità e delle dinamiche complesse su fenomeni come la camorra, la violenza e l'incultura riferendoci a quegli anni tristi e bui in cui lui ha operato. - ha sottolineato monsignor Melillo - Siamo a ridosso della fine degli anni '80 e dell'inizio degli anni '90. Li ha vissuti da sacerdote con le sue dinamiche, le sue preoccupazioni e le sue ansie fino a rimettere la vita, a donare la vita per quei territori, in quella chiesa e in quel contesto difficile, che sembra essere lontano, ma che riguarda tanti angoli del mondo e continua a riguardarci da vicino". 

"Ricomporre le fratture che riguardano il cuore degli uomini"

"Conta l'educazione e la formazione con la cultura, la dimensione della vita nella sua interezza, la vita spirituale che significa un ritornare ad essere uomini per davvero, legati ai valori della vita, ai valori di una realtà che deve essere custodita al lavoro e innanzitutto alla necessità di ricomporre quelle fratture che riguardano il cuore degli uomini, le nuove generazioni, i silenzi, le solitudini, le inquietudini che poi scatenano violenza e preoccupano sempre di più nella loro dinamica e nel contesto nel quale operano": ha aggiunto il Vescovo di Ariano Irpino - Lacedonia.

"Un esempio da seguire"

"Don Diana è stato un esempio ogni giorno. - ha rimarcato il sindaco Pizza - Allontanava i ragazzi dalla strada, li sottraeva alla criminalità e questi aspetti lo hanno reso un testimone scomodo, da eliminare. Non taceva quando bisognava parlare e denunciare. Un esempio da seguire e da amministratore emulare Don Peppe significa amministrare in maniera trasparente, fare le cose come la legge richiede per garantire trasparenza all'attività amministrativa e impedire che la criminalità si possa intrufolare nelle attività amministrative".