Dopo quello dello scorso 6 febbraio, i dipendenti di clinica Malzoni e Diagnostica Medica tornano a fare sciopero. Oggi e domani, infatti, i lavoratori, come annunciato dalla scorsa settimana, incroceranno le braccia. Un’astensione di 48 ore consecutive quale protesta eclatante per la situazione in cui da tempo versa il Gruppo. Con il management della casa di cura in attesa che il giudice fallimentare si esprima sulla richiesta di concordato preventivo presentata da un pool di consulenti della società per Villa dei Platani. Saltato l’incontro che l’azienda avrebbe voluto avere ieri pomeriggio con i rappresentanti sindacali, proprio per cercare di scongiurare lo sciopero, anche gli stipendi promessi non sono ancora arrivati. L’ultimo impegno preso dall’amministratore delegato Salvatore Bilancio faceva riferimento a mercoledì-giovedì per sbloccare una delle mensilità arretrate (dicembre per le strutturate, novembre per le interinali).
Ma fino a ieri sui conti dei dipendenti bonifici non ne sono arrivati. Dunque, anche questa volta il tentativo dei dirigenti del Gruppo è stato considerato tardivo. Anche perché, oltre al fronte stipendi ancora bloccato, non ci sono state novità significative sulle prospettive delle due strutture sanitarie né sul piano di risanamento e rilancio della casa di cura di cui pure si è parlato nell’ultima assemblea del 3 gennaio con Raffaele Ferraioli, membro del cda, Biagio Chirco, capo del personale, e Antonio Lenzi, avvocato a capo del gruppo di professionisti incaricato di “salvare” la clinica. Anzi, proprio ieri è scoppiata un’altra grana tra azienda e sindacati. Secondo questi ultimi, infatti, i turni per garantire le prestazioni essenziali sono stati organizzati ricalcando quelli tradizionali. Senza tenere presente, dunque, lo sciopero.
Questo ha indotto le stesse sigle a diffidare i dirigenti a ricalibrare tutti i servizi. «L’azienda sta violando il contratto collettivo nazionale di lavoro e negando il diritto di sciopero» si legge in una nota di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e NurSind. Insomma, altro che tregua funzionale. Non ci sono proprio le condizioni per stabilirne una. Come pure sono ancora troppe le incognite. Una pacificazione potrebbe arrivare solo con il saldo degliarretrati e un tavolo di confronto permanente che garantisca la massima trasparenza sugli sviluppi della vicenda. Ma sulla sanità privata irpina si registrano anche altre due vertenze importanti. Quella della Villa dei Pini e della clinica Santa Rita. Nel primo caso sono a rischio 38 lavoratori che ora sono in attesa di conoscere le decisioni del Tar in merito al loro ricorso contro il recente decreto regionale. Atto attraverso il quale Palazzo Santa Lucia impone la riqualificazione funzionale della struttura, prevedendone una trasformazione in centro di riabilitazione neurologica. Sulla casa di cura di via Appia, invece, il taglio del personale potrebbe riguardare 12 unità del reparto ostetricia-ginecologia. Per entrambi le situazioni si attendono novità imminenti
