«Temere di morire e farcela.Nel volontariato c'è la mia forza»

La storia di Amalia Raimo. Da un anno è volontaria nell’Amdos di Forino pur vivendo ad Asti

temere di morire e farcela nel volontariato c e la mia forza

«Questa è la mia storia, che alla fine è simile a quella di migliaia di donne. Sono giovane, sono madre, non fumo, non mi drogo. Eppure mi sono beccata il cancro. Sì, inaccettabile. Vi racconto perchè pensavo che non potesse succedere a me»

Forino.  

di Simonetta Ieppariello

 

Ottocentosessantanove chilometri sono tanti. Un viaggio lungo ogni volta per tornare a casa e fare qualcosa di speciale. Macinare quei chilometri con il desiderio forte di arrivare in un posto per aiutare chi, come te, lotta contro il cancro. Amalia ha 40 anni e vive ad Asti, torna spesso nella sua Forino perché lei ha vinto la sua battaglia contro il cancro al seno e da un anno fa parte dell’esercito di donne Amdos e Amos in prima linea per aiutare, sostenere le donne che si ammalano o scoprono di essere malate e fare prevenzione in paesi lontani, per rinsaldare quella rete fatta di medici, voltati e territorio che riesce a salvare vite prevenendo e curando il cancro. Domenica, tra sette giorni l’esercito di guerriere Amdos e Amos marcerà da Mercogliano ad Avellino per la terza edizione della camminata rosa. Un appuntamento speciale che quest'anno sigla un anno di grandi successi in termini e numeri di prevenzione su tutto il territorio.

«Questa è la mia storia, che alla fine è simile a quella di migliaia di donne. Sono giovane, sono madre, non fumo, non mi drogo. Eppure mi sono beccata il cancro. Sì, inaccettabile. Un pensiero difficile da metabolizzare. Vi racconto perchè pensavo che non potesse succedere a me». 

Questa è la storia di Amalia Raimo. Da un anno è volontaria nell’Amdos di Forino pur vivendo ad Asti, ad 869 chilometri di distanza. Amalia racconta il suo iter lungo, difficile, tortuoso, ma non impossibile. «Ecco, questo è il messaggio che vorrei affidare a questa intervista che di cancro al seno oggi nella maggior parte dei casi non si muore». Il caso di Amalia è fuori dalle statistiche e studi, che individuano fasce e tipologie di donne che rischiano più delle altre di ammalarsi. 

«Mi sono resa conto che qualcosa non andava sotto la doccia. Quasi un cliché. Corsi dal medico di base. Avevo 38 anni, avevo appena finito di allattare, ho uno stile di vita sanissimo e non c’erano casi in famiglia di carcinoma al seno: lo stesso dottore mi tranquillizzò. Ma, ve lo può raccontare qualsiasi donna si sia ammalata, senti intimamente quando qualcosa non va.

Effettuai una ecografia approfondita che comunque diede esito negativo». Poi, vennero i giorni bui, quelli di paura e ansia. 

«Poche settimane dopo quell’esame inizia a perdere il sangue dal capezzolo del  mio seno sinistro. Con i miei familiari e mio marito decidemmo subito di prenotare una visita dal dottore Carlo Iannace, al Moscati presso la Breast Unit. A distanza di qualche settimana, la scoperta di quel carcinoma al seno sinistro avvenne in piena regola e senza sconti. Dopo due settimane di incredulità,mi sottoposi ad una sfilza di esami quali ecografia, mammografia e biopsia per cercare di capire la vera natura ma dentro di me sapevo già tutto.

Era l’ottobre del 2014, due mesi dopo sono stata operata e il dottore Iannace mi ha tolto il primo cancro. Sì, perchè pochi mesi dopo ad aprile il dottore Volino ha riscontrato la presenza di una seconda massa. Era lì, dove l’avevo sentita io la prima volta, molti mesi prima». Per fortuna entrambi non erano infiltranti. A maggio del 2015 ho avuto la mastectomia.

Me la sono cavata bene, ho potuto fare ameno di chiemio e radio. Ma non si può descrivere come si sente una donna quando tra due, uno o più interventi per vincere un cancro perde un seno». La storia di Amalia è quella di una donna viva, salva grazie alla diagnosi precoce. «Posso essere l’emblema di quanto può essere importante scoprire in tempo il male. Ora davanti a me c’è questo impegno. Questa è stata la mia reazione: aiutare altre donne a curarsi, controllarsi verificare il proprio stato di salute. Costantemente.

Il cancro si combatte anche col sorriso, racconto la mia esperienza proprio per provare a dare una speranza a tutti quelli che vivono questa tremenda malattia». E la stessa Amalia a confessare che fare volontariato sia il vero piacere.

«Sembra strano, ma sono le persone che incontro a dare a me, non io a fare. Fare le giornate di prevenzione è una esperienza unica. Racconto alle donne che vogliono parlarne come ho affrontato la mia battaglia. Quando scopri di essere malata cambia radicalmente la tua prospettiva di vita. Ho vissuto quel tempo, i giorni che sono venuti dopo sperando di tornare alla mia vita come era prima. E' tornata quella normalità smarrita, fortunatamente. La scoperta è stata quella di vivere il dopo meglio con ancora più gioia, serenità e pienezza.