Bomba contro negozio, teste non c'è: non può pagare il viaggio

Rione Valle. Colpo di scena nel processo a carico dei due uomini arrestati nel 2016.

Il tribunale ha disposto per il testimone, ritenuto fondamentale dalla Procura, l'accompagnamento coattivo. Nell'udienza del 23 gennaio ci sarà la requisitoria del pm e l'arringa dei difensori. Poi il verdetto dei giudici.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Il prossimo 23 gennaio saranno ascoltati gli ultimi testi nel processo a carico di M.G. e G.A., i due uomini arrestati a febbraio 2016 con l'accusa di aver lanciato una bomba carta contro il negozio di animali che si trova in via Saverio Marotta a rione Valle. Dopo l'escussione dei testimoni, si procederà con la requisitoria del pm e l'arringa della difesa, affidata agli avvocati Gerardo Di Martino, Gerardo Santamaria e Alberico Villani.

Oggi il teste dell'accusa, che risiede a Palermo, non si è presentato per “indisponibilità economica a intraprendere il viaggio”. E ha chiesto, attraverso il suo avvocato Emanuele Manfredi, di essere avvertito con anticipo per la prossima udienza. Per lui il tribunale ha disposto l'accompagnamento coattivo.

Il testimone in questione è ritenuto fondamentale dall'accusa.

I fatti contestati a M.G. sono diversi. Per gli inquirenti l'uomo avrebbe compiuto diversi gesti intimidatori nei confronti della coppia proprietaria del locale di Valle: oltre all'episodio della bomba carta, un incendio all'auto del proprietario, un rogo all'ingresso dello stesso negozio e l'accusa di stalking ai danni della ragazza. G.A. è invece accusato di essere stato complice dell'altro imputato nel presunto lancio della bomba carta contro il locale e nel presunto incendio alla vettura della vittima.

Nella prossima udienza sarà lasciato spazio alle difese che proveranno a dimostrare la poca concordanza fra gli elementi raccolti in fase d'indagine. E, grazie anche al supporto di una testimone, tenteranno di dimostrare l'innocenza dei loro assistiti. Diversi gli elementi che il pool di avvocati è pronto a discutere in aula per sostenere l'infondatezza dell'accusa e così permettere agli imputati di essere assolti.