Estorsione e armi illegali, "Nuovo ordine di zona": 4 condanne

L'inchiesta nata da un'indagine della DDA con l'ausilio dei carabinieri del comando provinciale.

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Tutto era partito nel 2013. Dopo gli omicidi di Fortunato Miele e Francesco Basile.

Avella.  

 

di Andrea Fantucchio 

Quattro condanne. Questa la decisione del tribunale di Napoli per quattro dei dieci imputati coinvolti nell'inchiesta sulla presunta organizzazione criminale dell'avellinese, “Nuovo Ordine di Zona”, accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta, estorsione, usura e detenzione illegale di armi. 

Il Gup Tommaso Parrella ha emesso le seguenti condanne: tredici anni di reclusione, tredicimila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici per Antonio Guerriero, nove anni di reclusione, novemila euro di multa e interdizione perpetua dai pubblici uffici per Girolamo Miele, quattro anni e otto mesi di reclusione, diciannovemila euro di multa e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per Giovanni Sanseverino e quattro anni di reclusione, quattromila euro di multa e interdizione di cinque anni dai pubblici uffici per Luigi Esposito

Il processo era nato in seguito a un'operazione del 2016 dei carabinieri del comando Provinciale di Avellino, coordinata dalla DDA di Napoli. Indagine finalizzata a sgominare una presunta organizzazione criminale di stampo mafioso nell'Avellinese, denominata proprio «Nuovo Ordine di Zona». Per gli inquirenti l'obiettivo dei criminali era quella di gestire il monopolio di forniture di calcestruzzo e attività connesse dal settore edile attraverso intimidazioni e minacce.

L'inchiesta era partita all'indomani degli omicidi di Fortunato Miele e Francesco Basile nel 2013. Miele era stato freddato da un killer in moto davanti a una chiesa di Baiano mentre tornava da un matrimonio. Basile, imprenditore edile, era stato ritrovato cadavere davanti al cancello del proprio cantiere.

I cinque imputati hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato durante l'udienza preliminare celebrata a Napoli. In seguito alla richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm antimafia Francesco Soviero.