Colpi di carabina, il marchio del clan torna a far paura

Dopo l'attentato a una ditta di calcestruzzi a Moschiano sale la tensione nel Vallo. E non solo...

La morte di Biagio Cava, la scarcerazione di Adriano Graziano, l'ascesa del Sangermano: nella zona sono da ricostruire nuovi equilibri. Con inevitabili riverberi su Avellino, hinterland, Montorese e Agro Nocerino Sarnese

di Luciano Trapanese

Quei colpi di carabina esplosi contro l'ingresso di una ditta di calcestruzzi a Moschiano hanno suscitato una profonda eco nel Vallo di Lauro. E potrebbero essere un segnale forte, inquietante. Un definitivo ritorno del piombo e degli attentati dopo anni di relativa pace, inquinati solo dalle vicende giudiziarie dell'amministrazione di Pago Vallo Lauro e dall'omicidio di Giulio Maffettone, noto esponente del clan Cava, ucciso nel marzo del 2016.

I colpi di carabina sono un marchio di fabbrica del clan Graziano. Spesso hanno utilizzato quell'arma per commettere omicidi. O – come in questo caso – intimidazioni. Con il boss Adriano Graziano in libertà gli equilibri criminali della zona rischiano di modificarsi, soprattutto dopo la scomparsa di Biagio Cava, il capo indiscusso del clan rivale, ucciso a 62 anni da un cancro al cervello.

Qualche giorno fa a Quindici, il capo dell'ufficio tecnico comunale ha ricevuto una busta con dentro un proiettile. Episodio che forse non è collegabile all'intimidazione di Moschiano, ma che si aggiunge e contribuisce ad alimentare quel clima che nel Vallo non si respirava da tempo.

Gli arresti, i pentiti, le condanne, hanno di fatto decimato i due clan. Ma nessuno ha mai immaginato che in questa terra insanguinata da una delle faide più feroci della Penisola (più di cinquanta morti), da clan radicati sul territorio, e con una fitta rete di conniventi e fiancheggiatori, la criminalità organizzata fosse stata estirpata.

Nel frattempo sono entrati in scena nuovi attori: il clan Sangermano in particolare. Mentre sono cresciute le nuove leve dei Cava e dei Graziano. Quello che potrebbe accadere ora è tutto da decifrare. Ma è anche per questa incertezza che quei colpi di carabina meritano grande attenzione.

Senza dimenticare che da Quindici e dal Vallo in particolare, l'influenza dei clan si è sempre estesa fino ad Avellino, al Montorese e ad una buona parte dell'Agro Nocerino Sarnese. Non è una questione locale, non resta confinata in quello spicchio di territorio della provincia irpina. Non è solo una faida tra due famiglie.

Bisognerà capire quali sono gli equilibri all'interno dei Cava dopo la morte di Biagio, il ruolo dei Sangermano e quello di Adriano Graziano, ritenuto la vera mente del clan, uno dei pochi in grado di riorganizzare dalle fondamenta la cosca decimata da arresti e collaboratori di giustizia. I Graziano possono contare su una rete di rapporti anche familiari molto estesa, soprattutto a Quindici. Una rete che ha consentito in passato di eleggere sindaci vicini alla famiglia e in molti casi addirittura della famiglia (il più noto è Raffaele Graziano).

Sono in corso indagini su quei colpi di carabina. Ma il timore degli investigatori è ben chiaro. Se fossero confermati l'epoca della pax mafiosa è destinata a finire. Con riverberi inevitabili anche sul capoluogo, dove dalla polverizzazione del clan dei cugini Genovese, si registrano solo isolati episodi riconducibili al crimine organizzato.