Avellino, lotta ai reati urbanistici: la lezione della Procura

Il sostituto procuratore, Roberto Patscot, ha parlato di lottizzazione abusiva e confische.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Un incontro che ha fatto inevitabilmente pensare alle inchieste aperte ad Avellino e provincia su opere, vedi ex-prefettura, sulle quali grava l'ombra delle violazioni urbanistiche. Si è tenuto ieri al secondo piano del palazzo di giustizia del capoluogo irpino. Relatori d'eccezione il procuratore Roberto Patscot, esperto di reati urbanistici, i consiglieri dell'ordine degli avvocati, Biancamaria D'Agostino e Nello Pizza, l'architetto e consulente della Procura, Antonio Verderosa, il presidente dell'Aiga, Raffaele Tecce. Successivamente è arrivato anche il presidente dell'ordine, Fabio Benigni.

L'intervento dei relatori si è focalizzato sul rapporto tra confisca dei beni ed estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Nodo focale della sentenza «Varvara contro Italia» pronunciata dalla Corte E.D.U. Nel 2013 sulla possibilità di applicare proprio la confisca urbanistica a fronte di un mancato accertamento della responsabilità.

«Un argomento delicato – ha spiegato il Procuratore – ritengo la lottizzazione abusiva uno dei reati più difficili da provare. Così come il rapporto con la confisca. Ad esempio se in un procedimento per droga dichiari estinto il reato, nessuno si sognerebbe di restituire la sostanza stupefacente dopo vent'anni. La sentenza è definitiva e non posso applicare la confisca. Mentre sui reati urbanistici il discorso è differente».

Ci si è focalizzati sulla lettura del reato dato dalla Corte Europea che, nella sentenza del 2013, si è espressa sostenendo che la confisca prevista non potesse applicarsi in caso di prescrizione del reato urbanistico, anche qualora la responsabilità penale fosse stata incidentalmente accertata in tutti i suoi elementi.

«L'articolo 7 (Convenzione E.D.U) esige per punire – si legge nella sentenza - una dichiarazione di responsabilità da parte dei giudici nazionali, che possa permettere di addebitare il reato e di comminare la pena al suo autore. In mancanza di ciò, la punizione non avrebbe senso. Sarebbe infatti incoerente esigere, da una parte, una base legale accessibile e prevedibile e permettere, dall’altra, una punizione quando, come nel caso di specie, la persona interessata non è stata condannata».

Le indagini sull'urbanistica in città. Vi abbiamo parlato, come detto, dell'ex Prefettura che secondo la sentenza emessa dal gup, Vincenzo Landolfi, (il magistrato inquirente era proprio Patscot) deve essere abbattuta. Sarebbe stato violato proprio il vincolo paesaggistico per l'eccessiva vicinanza del torrente San Francesco. Così come è particolarmente d'attualità la vicenda che riguarda le così dette «Torri» o il caso di «Palazzo Iandolo» finiti entrambi nel mirino degli inquirenti di Palazzo De Marsico. Versione differente quella delle difese degli imputati, rappresentate proprio da alcuni dei relatori ieri presenti. Un incontro che ha registrato buona presenza di pubblico.