di Andrea Fantucchio
Un’ipotesi che era nell’aria da tempo, e della quale vi avevamo già parlato, che oggi si è concretizzata. E potrebbe rappresentare un nuovo colpo di scena nel processo sulla strage del bus dell'Acqualonga che, nel luglio 2013, è costata la vita a quaranta persone. Ed è valsa un processo a carico di quindici imputati accusati a vario titolo di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e falso in atto pubblico. (GUARDA VIDEO, FOTO E APPROFONDIMENTO) Oggi il giudice Luigi Buono ha annunciato il conferimento dell’incarico al professore Felice Giuliani che dovrà realizzare una “superperizia” per ricostruire quanto accaduto quel tragico giorno d’estate di cinque anni fa. Una decisione che il magistrato ha preso alla luce delle tre ricostruzioni differenti già emerse durante il processo: quella della Procura, quella dei consulenti di Autostrade e quella affidata ai periti in un procedimento civile annesso. Consulenza, quest'ultima, che su richiesta dei pm è stata acquisita anche in sede penale.
Le tre ricostruzioni
Per i consulenti della Procura Alessandro Lima, Andrea Demozzi, Lorenzo Caramma e Vittorio Giavotto, “più della metà dei bulloni che assicuravano l'ancoraggio sulla carreggiata della barriera posta sul viadotto dell'A16 Napoli-Canosa è risultata corrosa dal tempo e dagli agenti atmosferici”. Il bus, secondo questa ricostruzione, si è schiantato contro le barriere protettive, poi precipitate, a una velocità di circa 92 km/h, con un angolo non superiore ai 13 gradi.
Nella loro deposizione, i consulenti di Autostrade (fra i quali i professori Francesca La Torre, Lorenzo Domenichini, Marco Anghileri e Dario Vangi), hanno invece evidenziato come “Il fenomeno di corrosione degli ancoraggi delle barriere stradali, lungo il viadotto dell'Acqualonga, non fosse prevedibile". E aggiunto che il mezzo avrebbe impattato le barriere a una velocità paragonabile ma un angolo maggiore rispetto a quello indicata nella relazione della Procura (92 km/h e 19°). Per la difesa i new-jersey scelti erano proporzionati al tratto di strada, l’incidente sarebbe stato causato “dalle condizioni del bus e dall’imperizia del conducente”.
La terza ricostruzione è quella che proviene dal processo civile. A occuparsene il collegio peritale composto da Enrico De Rosa, Mariano Migliaccio, Mariano Pernetti, Dario Alvino e Salvatore Santoli. Per i consulenti, che hanno focalizzato l'attenzione sul ruolo svolto dal freno di stazionamento, la velocità del bus all'inizio del viadotto era di 67km/h con un margine di errore del 10% e quindi inferiore rispetto a quella calcolata dai consulenti della Procura e da quelli di Autostrade. Nella perizia viene evidenziato il presunto stato non ottimale delle barriere.
La consulenza di Giuliani dovrebbe essere pronta per metà settembre. Intanto a giugno saranno ascoltati i parenti delle vittime dell’incidente. Questa mattina sono state raccolte le dichiarazioni spontanee dell’ingegnere di Autostrade, Michele Renzi, che ha descritto le modalità con le quali veniva gestito il personale e le attività di prevenzione.
Nell’ultima udienza dal Procuratore Rosario Cantelmo e dal sostituito Cecilia Annecchini era stato interrogato il meccanico Pasquale Favilla che per il proprietario del bus, Gennaro Lametta, avrebbe effettuato alcuni controlli prima di una gita di poco precedente alla tragedia, non ravvisando alcun problema. Il testimone aveva raccontato al giudice Luigi Buono di «aver controllato solo i filtri e non i freni o altro perché nessuno gli aveva ordinato di farlo». Testimonianza che aveva generato momenti di tensione in aula esplosi al termine dell'udienza, quando Lametta era poi uscito scortato dal tribunale.
