di Andrea Fantucchio
Un’accusa pesante per due imprenditori: estorsione aggravata ai danni di una dipendente. Il giudice per le udienze preliminari ha assolto i due avellinesi con formula piena. Al termine di un rito abbreviato dove non sono mancate le “scintille” fra i difensori della coppia, i penalisti Gaetano Aufiero e Francesco De Cicco, e il piemme Antonella Salvatore che aveva chiesto una condanna di due anni per entrambi i coniugi.
La parte offesa aveva fatto scattare l’indagine raccontando come, quando era dipendente dei due imputati, l’avevano costretta a firmare un foglio in bianco prima che le venisse intestata una società di Compro Oro nel salernitano. Aveva poi ricevuto una telefonata di minaccia nella quale le veniva intimato di cedere le licenza amministrative, prima che le venisse recapitato un decreto ingiuntivo che imponeva un pagamento di 70mila euro. Aveva allegato anche una registrazione della telefonata minatoria oltre alla copia del documento che la sollecitava a versare una somma che riteneva spropositata.
La difesa in aula ha sostenuto una superficialità dell’accusa nella raccolta delle prove. Non era infatti mai stato acquisito un tabulato della chiamata ricevuta dalla parte offesa né era stata redatta alcuna perizia tecnica sulla registrazione telefonica per attribuirla agli imputati. Insomma per i difensori non c’erano elementi inequivocabili che potessero provare con certezza la colpevolezza dei due coniugi rispetto alle minacce contestate. L'accusa si era basata sui soli elementi forniti dalla presunta vittima. Sul decreto ingiuntivo il legale Aufiero ha poi citato alcune sentenze della Cassazione che dimostrano come l’esercizio di un’azione civile, come il decreto ingiuntivo, sia a volte di per sé lecita senza essere integrata da alcuna condotta riconducibile a una minaccia. Il giudice per le udienze preliminari Fabrizio Ciccone, dopo aver ascoltato le due parti, ha deciso per l’assoluzione.
