La Procura indaga sull'Avellino Calcio: Gravina sentito dal Pm

Ascoltato come persona informata dei fatti il dirigente che voleva rilevare la squadra.

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Si era poi tirato indietro parlando di "situazione finanziaria dell'Avellino delicata". L'indagine si focalizza anche su quell'accordo sfumato.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

La Procura indaga sulla squadra di calcio dell’Avellino. Questa mattina è stato ascoltato dal procuratore aggiunto, Vincenzo D’Onofrio, l’imprenditore Giulio Gravina. L’amministratore delegato dell’istituto di vigilanza privata, Italpol, è stato sentito come persona informata dei fatti. Si tratta del dirigente dell’azienda romana che nei mesi passati doveva rilevare la proprietà dell’U.S. Avellino 1912. Nell’inchiesta ci sono al momento cinque persone indagate, nei confronti delle quali sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di emissione e di utilizzo di fatture inesistenti. Fra di loro figurano anche fornitori della società biancoverde.

La trattativa con Italpol era saltata

L’accordo fra Gravina e il patron dell’Avellino Walter Taccone era sfumato, ma non senza polemiche. L’amministratore delegato di Italpol, infatti, aveva parlato di problemi finanziari del club biancoverde. In un’intervista rilasciata all'emittente televisiva Sport Channel poi ripresa anche dal sito SportAvellino, l'imprenditore precisava di«non aver mai cercato pubblicità, mettendo 200mila euro di sponsorizzazione per salvare l’Avellino da eventuali penalità».

Era preoccupato, inoltre, per una caparra versata al club e faceva riferimento a «soldi dati anticipatamente per far quadrare i bilanci dell’Avellino relativi all'ultima stagione sportiva».

L'imprenditore parlava di problemi finanziari del club

Gravina, nella stessa intervista, scendeva nei dettagli: «Noi avevamo firmato un pre-contratto con Taccone e dato 200 mila euro per evitare la penalità. Gli altri 200 mila li ho versati per sistemare i conti, una caparra per concludere l’operazione, che sarebbero andati a sconto sulla trattativa generale e vi è una clausola per la restituzione. Per ora Taccone ha detto che me li ridarà, il problema è che non so quando».

Aveva concluso la sua dichiarazione focalizzandosi su «una situazione debitoria dell’Avellino delicata». E così, dopo aver ipotizzato un pagamento spalmato in dieci anni, Gravina si era tirato indietro dalla trattativa spiegando che non c'erano i presupposti.