Insulti e offese a una giovane coppia, assolti due irpini

I fatti sono accaduti il 17 maggio 2017 nel modenese.

Avellino.  

Una banale lite tra ragazzini, tutti di 16 e 17 anni, poteva finire in tragedia. I fatti sono accaduti il 17 maggio 2017 in un piccolo e tranquillo Comune del modenese, Castelfranco Emilia. In un parco pubblico comunemente denominato "La stalla", un gruppetto di ragazzi del posto, tutti minorenni, si sarebbe avvicinato ad una giovane coppia di sedicenni che si erano appartati su di una panchina.

Senza alcun motivo i ragazzi iniziavano a prendere di mira la coppia, insultando pesantemente il sedicenne con epiteti offensivi a sfondo sessuale. Il fidanzato, B.G.,  alzatosi, iniziava ad affrontare il gruppetto di ragazzini ed in particolare colui che tra gli altri appariva essere il capo-branco, D.T. Ad un certo punto sopraggiungeva N.C., sedicenne avellinese da qualche anno trasferitosi in Emilia Romagna con la famiglia. Il giovane avellinese prendeva da subito le parti di B.G., ragazzo da lui conosciuto in quanto abitante nella stessa palazzina, e, secondo l'assunto accusatorio, ad un tratto estraeva dalla tasca un coltello che passava poi all'amico in difficoltà.

Questi, impugnata l'arma, la puntava alla gola del ragazzo che poco prima lo aveva infastidito, D.T. appunto, intimandogli di andar via e dicendogli: "Stai attento che non finisce qui". D.T., tornato a casa, riferiva l'accaduto ai genitori che sporgevano regolare querela contro i due ragazzi presso la Stazione della Polizia Municipale del Comune di Castelfranco Emilia.

Ieri mattina, dinanzi al gup del tribunale per i minorenni di Bologna, Anna Filocamo, si è celebrato il processo a carico dei due giovani, rispettivamente difesi dall'avvocato avellinese Rolando Iorio e dall'avvocato modenese Donatella Toni.  I giovani rispondevano del reato di minaccia aggravata e di porto in luogo pubblico di coltello.

A fronte della perentoria richiesta del Pubblico Ministero che invocava per i due giovani il  rinvio a giudizio, si sono contrapposte le serrate arringhe dei due difensori i quali hanno evidenziato non solo l'assoluta assenza del coltello (mai rinvenuto e nemmeno mai descritto dalla persona offesa e dagli altri testimoni), ma anche la stessa sostanzale irrilevanza del fatto, chiedendo ed ottenendo per i loro assistiti la pronuncia della sentenza di non luogo a procedere.