Lioni, arsenale nei boschi: confermate tutte le misure per cinque imputati

Ora i legali puntano al ricorso davanti al Riesame previsto per il 24 marzo

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Lioni.  

di Paola Iandolo 

Sono state tutte confermate le misure cautelari per i cinque irpini arrestati nei giorni scorsi dopo il blitz eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Avellino, concluso con il sequestro di armi e munizioni. L'operazione è stata coordinata dal Procuratore di Avellino, Francesco Raffaele: i carabinieri del comando provinciale di Avellino con le unità operative della Compagnia dei carabinieri di Sant'Angelo dei Lombardi, hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque indagati: quattro trasferiti in carcere e uno agli arresti domiciliari. Sono tutti accusati dei reati di porto e detenzione illegale di armi e munizionamento e anche di ricettazione.

In manette sono finiti due giovani di Lioni di 20 e 28 anni R. C.G. e suo fratello A.G., un 34enne di Villamaina A.Z., un 33enne di Paternopoli F.Z. e un 22enne di Gesualdo L.C.. La svolta nelle indagini c'è stata dopo la scoperta di un fucile rubato, nascosto in un luogo isolato: l'arma era stata oggetto di modifiche illegali, con le canne mozzate per facilitarne il porto e l'occultamento ma soprattutto per aumentarne il potenziale offensivo. I cinque sono difesi dagli avvocati Nello Pizza, Salvatore Rosania, Vincenzo Fiume e Paolino Salierno  che ora puntano al Riesame, fissato per il 24 marzo.

Nel corso dei successivi accertamenti i carabinieri sono riusciti a scoprire e a sequestrare diverso materiale illegalmente detenuto, tra cui altri due fucili rubati, una pistola con matricola abrasa, numerose cartucce di vario calibro e ulteriori componenti per produrre armi da fuoco. Gli ulteriori approfondimenti - chiarisce la Procura di Avellino che ha ottenuto dal gip del tribunale i provvedimenti restrittivi - hanno consentito di ricostruire il contesto criminale con l'individuazione dei luoghi in cui le armi erano nascoste e le persone che le utilizzavano. Gli arresti sono stati determinati dagli elementi d'accusa raccolti che avevano fatto ritenere concreto il pericolo per gli indagati di commettere gravi delitti.