Processo Aste Ok, la difesa all’attacco: "Nessuna associazione camorristica"

A fine settembre la sentenza di primo grado in uno dei filoni giudiziari più rilevanti in Irpinia

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Avellino.  

L’organizzazione contestata dalla Procura nell’ambito del processo Aste Ok non avrebbe i requisiti previsti dalla legge per essere qualificata come associazione di stampo camorristico. È questa la linea difensiva ribadita davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Napoli dagli avvocati Gaetano Aufiero e Fernando Letizia, intervenuti oggi per discutere la posizione degli imputati Beniamino Pagano e Carlo Dello Russo.

Nel corso dell’udienza, i legali hanno sostenuto che mancherebbero gli elementi distintivi tipici delle organizzazioni camorristiche. In particolare, la difesa ha evidenziato l’assenza del controllo del territorio, della condizione di assoggettamento delle vittime e del clima di omertà, considerati presupposti essenziali per configurare il reato di associazione mafiosa.

I dubbi sulle dichiarazioni di Livia Forte

Un passaggio centrale della discussione ha riguardato le dichiarazioni rese da Livia Forte, anch’essa imputata nel procedimento. L’avvocato Aufiero ha messo in discussione l’attendibilità della sua testimonianza, sottolineando come la donna avrebbe modificato più volte la propria versione dei fatti, soprattutto in relazione a uno specifico episodio.

Secondo la difesa, tali incongruenze indebolirebbero ulteriormente l’impianto accusatorio. Al termine delle rispettive arringhe, gli avvocati hanno chiesto l’assoluzione dei propri assistiti.

Le prossime tappe del processo

L’udienza riprenderà l’11 settembre, quando interverranno l’avvocato Alberico Villani, difensore di Armando Pompeo Aprile, e l’avvocato Claudio Botti, che assiste Antonio Barone.

Per Aprile, il pubblico ministero Henry John Woodcock ha chiesto una condanna a 16 anni e 8 mesi di reclusione, mentre per Barone la richiesta è di 9 anni, 10 mesi e 10 giorni.

La decisione del gup del Tribunale di Napoli potrebbe arrivare il 30 settembre, data in cui è attesa la sentenza di primo grado in uno dei filoni giudiziari più rilevanti degli ultimi anni in Irpinia.