di Paola Iandolo
Il raid, con la sistemazione e la deflagrazione di una bomba carta da mezzo chilo, era stato commissionato e commesso da esponenti del clan Genovese: emessa la sentenza di prescrizione.
La ricostruzione
I fatti si svolserso la notte del 28 gennaio 2001, quando una fortissima deflagrazione scosse la zona di Torrette di Mercogliano. L'ordigno provocò notevoli danni ad un negozio di prodotti informatici: serranda di divelta, vetrata distrutta e danni ai prodotti del negozio. Solo paura per il titolare, che dormiva al piano superiore.Tra gli autori, secondo l’Antimafia, c’era anche Raffaele Spiniello, diventato collaboratore di giustizia, svelando numerosi fatti di sangue e illeciti compiuti dal clan Genovese. Tra cui questo vero e proprio raid con esplosivo ai danni del negozio di elettronica di Mercogliano.
La sentenza di primo grado
Il 22 febbraio 2012, undici anni, arrivò il verdetto di primo grado: con quattro condanne e la riqualificazione dei fatti. Dalla contestazione di estorsione aggravata dal metodo mafioso, quella di agevolare il clan Genovese e la detenzione di esplosivo, era stata riconosciuta l’ipotesi di illecita concorrenza con minaccia o violenza e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso e detenzione di materiale esplosivo con pene comprese tra i quattro anni e due mesi e i cinque anni e otto mesi. 14 anni dopo,arriva la prescrizione.
L'intervenuta prescrizione in Appello
Qualche giorno fa è stata notificata ad alcuni degli imputati la sentenza predibattimentale di prescrizione. Una decisione comunicata solo sei anni e mezzo dopo alle parti. Dopo un quarto di secolo per quel raid non ci sono colpevoli. Gli imputati erano difesi tra gli altri dagli avvocati Gaetano Aufiero e Quirino Iorio.
