di Paola Iandolo
Per tre giorni Borgo Ferrovia si è ritrovato al centro della città. Visitatori, luci, musica, brindisi, foto e sorrisi. La seconda edizione di “Vino al Borgo” ha regalato al quartiere, è giusto e doveroso rimarcarlo, una vitalità insolita. Poi, però, è arrivato il lunedì. Le luci si sono spente, i calici sono stati riposti, i brindisi archiviati e Borgo Ferrovia è tornato a essere il quartiere di sempre. Con i suoi problemi, quelli veri, quelli che ogni giorno segnano i residenti. Quelli vissuti sulla propria pelle dall’anima del quartiere, in buona parte ignorata, a partire da chi, alle ultime recentissime elezioni, è risultato il più votato.
Quei problemi, piccoli e grandi, che non entrano nelle fotografie e, soprattutto, non si risolvono con un calice di vino. Quelli che la nostra Associazione, impegnata da anni - grazie al supporto di uno straordinario gruppo di giovani volontari - al fianco delle famiglie, degli anziani e delle fasce più deboli della popolazione, segnala e prova a risolvere ogni giorno, quasi sempre in beata solitudine.
Un'occasione persa
Ed è qui che resta una sensazione amara, quella di un’occasione persa. Perché durante la tre giorni non sono mancati amministratori, rappresentanti istituzionali e protagonisti della vita pubblica. Un evento riuscito poteva (e doveva) diventare anche l’occasione per accendere i riflettori sulle questioni che da anni condannano il nostro quartiere alla marginalità. E invece si è scelto di parlarne, quando se n’è parlato, senza coinvolgere il cuore del quartiere. Si poteva parlare di periferie senza ricorrere ai soliti concetti da campagna elettorale, come rigenerare, riammagliare, rilanciare o mettere a sistema. Ma così, spesso, non è stato. La verità, anche questa amara, è che le periferie piacciono molto quando si illuminano. Quando ospitano eventi. Quando diventano scenografia e occasione di svago e mondanità. Piacciono invece assai meno quando alzano la voce per chiedere infrastrutture, servizi e decisioni. E allora meglio, decisamente meglio, indossare l’abito buono e sorridere alla vita, sempre e comunque.
La quotidianità e i problemi
Era una festa, si dirà, e c’era bisogno di leggerezza. Forse. Fatto sta che, spente le luci, restano i residenti. Resta la ferrovia chiusa e dimenticata. Restano le ombre lunghe dell’ex Isochimica. Restano le promesse e le stesse domande che da anni rimbalzano, senza risposta, da un tavolo istituzionale all’altro. Sia chiaro, non vogliamo fare i soloni, né smorzare il sorriso di chi si bea del successo: ben venga “Vino al Borgo”, viva “Vino al Borgo”. Ben vengano i produttori, i visitatori, la musica e i calici. Un quartiere ha bisogno anche di festa, di vita, di persone. Ma proprio perché per tre giorni Borgo Ferrovia ha avuto addosso gli occhi della città e la presenza delle istituzioni, sarebbe stato utile usare quella luce per illuminare ciò che normalmente resta al buio. Non è accaduto. Ora le fotografie sono state pubblicate, i ringraziamenti pronunciati, i bilanci celebrativi già scritti. Il resto, la vita difficile di tutti i giorni, può attendere. Fino al prossimo evento. Fino alle prossime luci. Fino al prossimo brindisi ASSOCIAZIONE NUI RA’ FERROVIA.
