di Paola Iandolo
"Nessuno tocchi Caino" e "Camera Penale Irpina" nella Casa circondariale di Bellizzi Irpino nel decennale dalla morte di Marco Pannella. A Bellizzi Irpino la prima criticità che è emerge è l'ampia forbice tra i posti disponibili nella struttura detentiva avellinese e la reale capienza. "Oggi abbiamo registrato 662 presenze a fronte di una capienza regolamentare di circa 500 posti", ha detto il segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia. E non va meglio con il numero degli agenti in servizio realmente nella struttura di via Polverista. "La pianta organica prevede 246 unità di polizia penitenziaria, ma quelle effettivamente in servizio sono circa 170". Numeri che mettono a nudo le criticità che vivono sia i ristretti che gli addetti ai lavori.
Oltre al sovraffollamento la carenza degli spazi vitali
D'Elia ha visitato il reparto "protetto", pensato in origine per i nuovi arrivati, diventato ormai una sistemazione stabile. "Abbiamo visto celle progettate per quattro persone che oggi non garantiscono nemmeno gli spazi minimi previsti dalla giurisprudenza europea e italiana", ha raccontato. "In quelle celle dovrebbero esserci due persone, invece ce ne sono quattro. In passato si è arrivati persino a cinque o sei detenuti nella stessa stanza". Poi un commento che sintetizza il suo pensiero: "Non è degno di un Paese civile"
Diritti alle visite familiari: criticità per le detenute fuori regione
Il presidente della Camera Penale Irpina, l'avvocato Gaetano Aufiero mette a nudo altre criticità dell'espiqazione della pena. "Ho parlato con una detenuta di Catania, madre di un bambino di due anni. Negli ultimi sette anni, gran parte dei quali trascorsi nel carcere di Lecce, è riuscita a incontrare i familiari una sola volta, perché non hanno la possibilità economica di affrontare un viaggio dalla Sicilia". La legge prevede che si dovrebbe scontare la pena vicino a casa, entro duecento o trecento chilometri. La pratica racconta altro. "Io stesso assisto detenuti provenienti dal Friuli Venezia Giulia, dal Piemonte e dalla Lombardia che sono ristretti in Sicilia senza alcuna reale necessità. Ho assistiti che non incontrano la madre da otto anni. Questo è assolutamente inaccettabile".
L'emergenza caldo nelle celle
E il caldo non fa altro che far raddoppiare i problemi. Anche su questa questione è intervenuto il presidente della Camera Penale Irpina, Gaetano Aufiero: "Credo che qualunque ufficio pubblico o privato, in condizioni simili, verrebbe chiuso". Una situazione davvero insostenibile. Infatti durante la visita di stamane una componente della delegazione si è sentita male ed è svenuta.
La salute mentale in carcere: casi psichiatrici e farmacoterapia
E' in questo ambito che emerge il dato che pesa di più: circa il 60% dei detenuti assume farmaci psichiatrici: in pratica su seicento persone, più di trecentosessanta. "Altro che bomba a orologeria: è una centrale nucleare che rischia di esplodere da un momento all'altro", ha detto Aufiero. D'Elia allarga lo sguardo: "Dopo la chiusura dei manicomi civili e, successivamente, degli ospedali psichiatrici giudiziari, molte persone con gravi disturbi mentali sono finite negli istituti penitenziari. Le carceri sono diventate, di fatto, i nuovi luoghi di gestione della malattia psichiatrica".
Misure alternative e tempi della giustizia: detenuti in attesa di processo
C'è infine chi aspetta ancora un processo. Circa ottanta persone, a Bellizzi Irpino. "Alcuni potrebbero beneficiare di misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari, senza aggravare ulteriormente il problema del sovraffollamento", ha detto il presidente della Camera Penale Irpina, Aufiero. E poi: "Per quanto mi riguarda è una questione di civiltà, ancora prima che di diritto". D'Elia indica una strada concreta: portare la liberazione anticipata speciale da 45 a 75 giorni per semestre di buona condotta, come già accaduto in passato.
La direttrice del carcere irpino
La direttrice Casaburo difende il suo istituto, senza negare la fatica. "Penso che il dato sia in linea con quello nazionale", ha detto. "Ovviamente, se ci fossero meno detenuti, tutti vivrebbero in condizioni più confortevoli. Ci tengo però a ribadire che non siamo in una situazione tale da violare i diritti dell'uomo. La metratura delle celle è quella prevista e rispetta gli standard europei. Certo, in condizioni di sovraffollamento e dunque la situazione potrebbe essere migliore, ma gli spazi minimi previsti sono comunque garantiti. Questo ci tengo a dirlo".
