C'è un dettaglio che, insieme al cellulare scomparso, sta alimentando il mistero attorno alla morte di Luca Esposito, il giornalista di 53 anni trovato carbonizzato in un terreno agricolo di contrada Cioffi, a Eboli, nella notte tra sabato e domenica. Agli amici raccontava di essere sposato da cinque anni con una farmacista di Caserta e, nelle occasioni più importanti, indossava una fede nuziale. Eppure nessuno avrebbe mai conosciuto la donna né visto una sua fotografia.
Intanto l'autopsia ha delineato un primo scenario investigativo
Secondo gli accertamenti medico-legali, il decesso sarebbe stato causato da un'asfissia meccanica violenta, compatibile con un soffocamento. Chi lo ha ucciso avrebbe impedito al giornalista di respirare, ostruendogli naso e bocca, forse utilizzando un pezzo di stoffa, del quale un lembo sarebbe stato rinvenuto nei pressi del corpo.
L'esame autoptico non ha evidenziato segni di strangolamento, ma saranno gli ulteriori accertamenti già disposti dalla Procura di Salerno a chiarire se emergano nuovi elementi. Resta inoltre da stabilire se il corpo sia stato dato alle fiamme quando Esposito era ancora in vita oppure dopo il decesso, un aspetto sul quale saranno decisivi gli esami specialistici in corso.
Nelle scorse ore è arrivata anche la conferma definitiva dell'identità della vittima. L'esame del DNA ha infatti certificato con una compatibilità del 99,99% il legame con la sorella del giornalista, che aveva fornito un campione biologico.
Il mistero del cellulare acceso dopo il ritrovamento
Sul fronte delle indagini, gli investigatori stanno concentrando l'attenzione sul cellulare di Luca Esposito, ancora irreperibile. Un particolare emerso dalle dichiarazioni di un amico potrebbe rivelarsi importante.
L'uomo, che frequentava il giornalista da oltre tredici anni, ha raccontato di aver tentato di contattarlo domenica mattina, quando la notizia del ritrovamento del cadavere non era ancora stata resa pubblica. Alle 10.30 gli ha inviato un messaggio WhatsApp che è rimasto con una sola spunta, segno che il telefono risultava spento o non connesso. Dieci minuti più tardi ha inviato anche un messaggio vocale, anch'esso mai consegnato.
Nel pomeriggio, però, dopo la rimozione del corpo e il trasferimento all'obitorio di Eboli, la situazione è cambiata: entrambi i messaggi sono passati a due spunte, indicando che sarebbero stati recapitati sul dispositivo. Una circostanza che gli investigatori stanno cercando di chiarire.
Non è escluso che il collegamento possa essere avvenuto tramite WhatsApp Web su un computer, ma anche il pc del giornalista è stato sequestrato dai carabinieri e ogni ipotesi resta al vaglio degli inquirenti.
La doppia vita del giornalista e il mistero della fede
Chi conosceva Luca Esposito lo descrive come una persona estremamente riservata. «Luca chiedeva sempre della vita degli amici, ma quando qualcuno provava a fare domande sulla sua rispondeva con discrezione, facendo capire che preferiva non parlarne», racconta un amico che ha chiesto di restare anonimo.
Ed è proprio in questa sfera privata che emerge uno degli aspetti più enigmatici della vicenda. Agli amici il giornalista aveva confidato di essere sposato da cinque anni con una farmacista di Caserta di nome Simona. Tuttavia nessuno l'avrebbe mai incontrata, né avrebbe mai visto una fotografia della presunta moglie. L'unico segno visibile di quel matrimonio sarebbe stata la fede nuziale che Esposito indossava durante eventi e occasioni ufficiali.
Un dettaglio che, insieme al cellulare ancora scomparso e alle ultime ore di vita del giornalista, aggiunge un nuovo tassello a un'indagine che continua a muoversi tra interrogativi ancora senza risposta.
