di Paola Iandolo
Le elezioni del 2023, continuano a tener banco a Solofra. Dopo la decisione del gip del tribunale di Avellino che con apposita ordinanza ha archiviato il procedimento per tre indagati interviene l'avvocato Raffaele Moretti, difensore del sindaco della Città della Concia che aveva presentato denuncia contro gli indagati per i quali è stata disposta l'archiviazione. Il legale del primo cittadino precisa: "rispetto la decisione del gip, ma certifica l'autenticità dell'audio e la presenza di plurimi indizi". Esordisce così l’avvocato Raffaele Moretti, difensore di Nicola Moretti e Aurelio Petrone, che interviene sulle motivazioni dell'ordinanza di archiviazione del Tribunale di Avellino evidenziando che u passaggio delle stesse "nessuno ha stabilito che i fatti non siano avvenuti o che fosse uno scherzo". Il legale va avanti e chiarisce che "rispettiamo il dispositivo del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino, ma sul piano civico e istituzionale non possiamo tacere la profonda perplessità che suscita il percorso motivazionale del provvedimento di archiviazione». Così l’avv. Raffaele Moretti, difensore di fiducia del sindaco Nicola Moretti e dell’assessore Aurelio Petrone, persone offese nel procedimento penale n. 4210/2023 R.G.N.R. relativo alle elezioni amministrative di Solofra del settembre 2023.
Il passaggio evidenziato dal legale delle persone offese
La difesa delle persone offese richiama testualmente quanto messo nero su bianco nell’ordinanza dal GIP, il quale, ripercorrendo gli esiti della perizia fonica disposta dalla Procura, attesta anzitutto che "il file audio è genuino, escludendo qualsivoglia forma di manipolazione dello stesso così non potendo ritenersi, come ventilato dal D'URSO, frutto di un collage di varie conversazioni'", e conferma che "le voci, previa comparazione fonica delle stesse, sono attribuibili a D'URSO ANTONIO e VISONE ELIO, quali due delle tre voci di cui alla registrazione effettuata". Proprio sulla base di tale registrazione, nella motivazione del provvedimento il GIP riconosce testualmente la sussistenza di "plurimi indizi in ordine all'integrazione del patto in parola, ovvero della promessa di un accordo illecito avente ad oggetto lo scambio tra preferenza elettorale e la dazione di somme di denaro in cambio di voti (70 euro)".
L'insufficienza degli elementi per sostenere le accuse
Ciononostante, il Giudice ha ritenuto che gli elementi raccolti "non siano — da soli — sufficienti ad ipotizzare una ragionevole prognosi di condanna all'esito dell'eventuale sviluppo dibattimentale", rilevando che "non vi sono terzi soggetti estranei alla vicenda in grado di ricostruire i fatti di cui sopra", che "un eventuale dibattimento non restituirebbe la piena prova della sussistenza di tale accordo" e che "l'impianto accusatorio permane connotato da una insanabile ambivalenza interpretativa, incompatibile con il livello di certezza richiesto ai fini della sostenibilità dell'accusa in giudizio e, ancor di più, con il canone dell'oltre ogni ragionevole dubbio imposto dall'ordinamento processuale penale". Il legale Moretti continua e afferma «È esattamente questa la motivazione, occorre dirlo con estrema chiarezza all’opinione pubblica: l’ordinanza di archiviazione per l'insufficienza degli elementi a sostenere l'accusa in dibattimento non equivale in alcun modo a un accertamento che i fatti non siano avvenuti, né certifica che quella conversazione fosse uno scherzo, tesi che nella nostra memoria difensiva abbiamo fermamente confutato alla luce del tenore inequivocabile del dialogo registrato».
Le precisazioni del legale Moretti
«Se persino di fronte a una registrazione che il Tribunale ha ritenuto "genuina" e alla presenza accertata di "plurimi indizi" di un patto corruttivo ci si arresta per la mancanza di "terzi soggetti estranei alla vicenda", il rischio concreto è che condotte gravissime, che per loro stessa natura vengono consumate in segreto e lontano da testimoni, restino sistematicamente prive di sbocco processuale. Nicola Moretti e Aurelio Petrone hanno agito alla luce del sole, nelle sedi istituzionali, denunciando fatti che ritenevano lesivi della trasparenza democratica. Rivendichiamo quella scelta con orgoglio e fermezza, ribadendo un principio che nessuna archiviazione potrà mai scalfire: la dignità degli elettori va tutelata sempre».
