Boss dei Quartieri indagati per un delitto di 33 anni fa. Nel 1993 ci fu l'omicidio di Pasquale Campanello, sovrintendente del carcere di Poggioreale e secondo le indagini l'ordine di morte partì dai capoclan in cella. Arriva così dopo oltre 3 decenni la svolta investigativa sull’omicidio del sovrintendente capo della Polizia Penitenziaria Pasquale Campanello ucciso a Mercogliano nel febbraio del 1993.
L'inchiesta della Dda
L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (con il coordinamento del Procuratore Nazionale Antimafia Melillo e del pm Woodcock) ha individuato una nuova pista e i primi indagati, puntando dritta a fare luce sui mandanti (ritenuti riconducibili a contesti di criminalità organizzata come il clan Mariano, legati ai ruoli di alta sicurezza ricoperti da Campanello nel carcere di Poggioreale).
Maria Antonietta Oliva, vedova Campanello, non si è mai data per vinta.
“Questo è un giorno importante, che aspettavamo da tanto tempo. Siamo grati al procuratore Melillo, procuratore Antimafia, e al pm Woodcock per aver voluto far luce su questo caso. Voglio ringraziare anche tutti gli uomini che stanno lavorando sul campo: gli uomini del NIC della Polizia penitenziaria, e gli uomini dello SCO e della Sisco della Polizia di Stato. Ho capito da subito che si stanno impegnando davvero tanto; mi hanno colpito per la loro determinazione, al punto da commuovermi quando li ho incontrati, perché ho rivisto in loro quella dedizione e quel senso del dovere che ho sempre visto in mio marito.
Mio marito vene lasciato solo a compiere il suo dovere
Rispetto alle notizie sull’ipotesi di una vendetta per il suo lavoro volto a tenere i clan a bada, io spero che vengano acclarate anche le eventuali responsabilità di chi ha lasciato solo Pasquale. Chi lo ha investito di responsabilità che forse non gli competevano – anzi, sono sicura che non gli competevano –, approfittando della sua dedizione e del suo senso del dovere, mettendolo in prima linea e lasciandolo alla mercé di questi criminali. Penso proprio che ci siano più responsabili a più livelli. Quello che sta emergendo non è stata proprio una sorpresa, mi aspettavo che prima o poi venisse fuori qualcosa, proprio per la grande determinazione notata in queste squadre di lavoro. Ho pensato che quando si vuole si può, che la giustizia arriva se solo si vuole, e che molto probabilmente all’inizio questa determinazione e questa voglia di scoprire la verità non c’è mai stata. Malgrado tutto, non ho mai smesso di credere nella possibilità di avere giustizia. Ho sempre avuto fiducia perché, come spesso ripeto citando le parole di Don Ciotti, bisogna distinguere per non confondere: ci sono le persone che fanno il proprio dovere e che rendono onore alla divisa che indossano. A chi mi chiede se Pasquale mi rivelasse le sue paure, rispondo di no, assolutamente. Era una persona molto riservata e non voleva darmi pensieri; non l’avrebbe mai fatto.”
