Omicidio Zampetti, a processo sette persone che quella sera davanti al circolo ricreativo di Santa Paolina hanno visto tutto ma non hanno mai raccontato la verità. E così che il giudice delle udienze preliminari ha deciso di rinviarli a giudizio con l’accusa di falsa testimonianza. Si tratta di giovani, amici e parenti di Agostino Fasulo, il 24enne accusato di omicidio preterintenzionale e che ora sta scontando in carcere la pena definitiva di 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Il processo si aprirà il 14 settembre davanti al collegio presieduto dal giudice Landolfi. I sette testimoni, chiamati a deporre davanti al giudice nell’aula del processo che davanti al pm Adriano Del Bene, avrebbero dichiarato il falso. Avrebbero raccontato in più occasioni versioni contrastanti di quello che era accaduto quella sera della rissa. L’avvocato Gaetano Aufiero che rappresenta le parti civili in questo procedimento insieme a Stefano Vozzella, all’epoca del processo contro Fasulo aveva usato parole durissime contro i testimoni. «E’ morto un ragazzo - disse all’epoca - non si può nascondere la verità di fronte ad una tragedia simile».
Ricordiamo che i fatti risalgono al 2 novembre 2012, quando Vittorio Zampetti, all’epoca 20enne, fu trasportato all’ospedale Moscati di Avellino in prognosi riservata per le percosse ricevute davanti ad un circolo di Santa Paolina. Lo stesso Zampetti, dopo alcuni giorni, esattamente il 7 novembre è morto. Secondo l’accusa la vittima cadde dalle scale in seguito ai cazzotti ricevuti e lo stordimento, mentre secondo la difesa precipitò dalle scale per altre cause che vanno dalla spinta, al pavimento bagnato.
