Teatro d'Europa, quando l'unione è rinascita

La compagnia irpina, di Cesinali, nelle parole di Luigi Frasca e Angela Caterina

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“La funzione educativa del teatro per i più giovani; il sostegno agli artisti irpini, la creazione di una rete di relazioni che oggi più di ieri, con l'avvento dei social, mancano”.
Sono ancora questi gli obiettivi di Teatro d'Europa, associazione – compagnia teatrale irpina di Cesinali (Avellino).
Ce li indica Luigi Frasca, direttore artistico del progetto nato nel 1997 come cooperativa e fondato da Don Ferdinando Renzulli, parroco di Cesinali e Direttore della Caritas, a cui il teatro d'Europa è dedicato.

Luigi Frasca e Angela Caterina sono le due anime della compagnia e scuola di teatro che dalla sua creazione ha affrontato tutte le difficoltà del settore per tener viva la missione culturale e artistica indicata dal suo fondatore.
“Sono stati anni intensi in cui abbiamo alternato periodi di grande attività a momenti di crisi – racconta Frasca – e oggi viviamo un tempo ancora differente. Dal lavoro di produzione artistica e formazione all'idea di dover coinvolgere le altre realtà locali. Per questo è nato, nel 2018, il Consorzio Teatro Irpino che vede in collaborazione il Teatro d'Europa con il Teatro 99 Posti. L'idea è quella di favorire lo scambio di esperienze artistiche in molti spazi di Irpinia che esistono ma oggi sono inattivi, perché l'Irpinia è una terra legata al teatro”.

Una ritrovata e rinnovata unità che è punto di svolta per il presente e il futuro. “Con l'appoggio della Provincia – racconta – e grazie al supporto del consigliere Franco Di Cecilia, abbiamo potuto promuovere una stagione di spettacoli per il territorio irpino. Non solo, insieme ad altri gruppi di musica e arti figurative abbiamo creato una serie di eventi raccolti sotto il gruppo spontaneo Cantieri Culturali presentando eventi anche in città. Insomma l'idea è sempre quella di lavorare insieme perché è il momento di dare una risposta seria al tentativo di monopolizzare le cose a livello politico, che è sempre dietro l'angolo ma noi ci battiamo per questo. Perchè l'arte deve rimanere libera e in pochi mesi la collaborazione ha dato buoni frutti dimostrando che l'unione fa la forza e al di là di quello che proponi il teatro non è solo luogo fisico ma anche idea e vita”.

“Respirare il palcoscenico, viverne le emozioni che si creano con il pubblico”. Questa l'idea di Angela Caterina che ricorda: “Il teatro deve tornare a far sognare le persone. Spesso si fa l'errore di voler mettere in scena opere che sono solo comunicazione e non creano legami tra l'attore che recita e il pubblico che percepisce. E invece il pubblico dovrebbe ritornare a sognare in teatro”.
Della crisi del settore Caterina racconta: “Oggi il teatro soffre un'enorme crisi che ha sempre vissuto ma oggi è più accentuata perché non pone più l'accetto sul fare cultura. Alla politica non interessa più fare cultura in una una società che invece ne ha fame e lo scopo del teatro, invece, è cambiare le coscienze dal basso”.

 

Possiamo superare questo momento solo mettendoci insieme e procedendo uniti” rincara la dose Luigi Frasca che indica punti di forza e punti di debolezza del Teatro d'Europa. “Siamo parte integrante della società che viviamo tanto che che al di là dello spettacolo si viene al Teatro d'Europa perché ci si sente a casa. Siamo un po' i beniamini del territorio. Non so se è un punto di debolezza – riflette – certamente però il non aver mai avuto contaminazioni politiche, l'essere rimasti distanti ci ha tagliato fuori da finanziamenti e allo stesso tempo ci ha insegnato a vivere solo con le nostre forze.

L'esperienza attualmente in campo con la Provincia rappresenta un'eccezione. Una novità”. Un'analisi lucida quella di Frasca che inquadra anche il rapporto tra teatro e politica. “La politica non ha capito che il vecchio metodo clientelare non funziona più. Basta con il 'se non sei figlio di...'.

Dovrebbero smettere di voler controllare le situazione, dovrebbero incoraggiarci a valorizzare i talenti, partendo dal territorio senza più pensare ai legami clientelari che tanto hanno distrutto anche questo mondo.

“Occorre che le istituzioni tornino ad appoggiare la cultura – continua Angela Caterina – che rivolge il suo appello anche ai giovani: “spero che possano avvicinarsi al teatro e vedere quando ripaga” e poi al pubblico: “che deve sempre seguirci perchè un attore senza pubblico non è nulla. Credo che l'attore dovrebbe lasciare qualcosa per ogni spettacolo come semino di soffione nel cuore delle persone”.