L'ultima tela di Dina Pascucci ispirata alle vittime del potere e della guerra

A tracciare un quadro puntuale di quest'opera ricca di significati è l'esperto d'arte Edoardo Stradella

l ultima tela di dina pascucci ispirata alle vittime del potere e della guerra

Scopriamo insieme il significato di quest'opera...

Grottaminarda.  

L'artista irpina Dina Pascucci originaria di Frigento, espone da oggi 18 marzo la sua ultima tela nel suggestivo castello d'Aquino a Grottaminarda: un angelo ispirato al periodo storico e alle vittime del potere e della guerra.

A tracciare un quadro puntuale di quest'opera affascinante e ricca di significato è l'esperto d'arte Edoardo Stradella.      

"L’artista Dina Pascucci è sempre stata sensibile alle tematiche dei diritti – tante volte palesemente negati - delle donne, come attestato dai suoi precedenti contributi ad iniziative in tal senso organizzate nel territorio irpino dove Dina vive e lavora, a cui si aggiungono numerose sue mostre ed esposizioni a livello nazionale e internazionale.

Volendo enucleare alcuni spunti di riflessione, o semplicemente esternare sensazioni, riguardo ad uno dei suoi ultimi lavori, siamo in presenza di un soggetto iconico già trattato in precedenza dalla Pascucci. Tuttavia, questa volta il sostrato interiore ed emotivo, che ha pesantemente condizionato la resa pittorica del lavoro, assume una drammaticità quasi estrema. E’ pur vero che, a detta della stessa artista, l’ispirazione iniziale proviene dalla visione di alcune opere di Schiele – lavori a gouache e a carboncino – ed è innegabile la chiara valenza espressionista dell’opera dell’artista irpina.

Ma in definitiva, di cosa si tratta? Quale è il portato interiore, esistenziale che è stato declinato certamente in chiave espressionista?

L'artista stessa, poco prima di iniziare l’opera, si trovava in uno stato psicologico di profonda prostrazione e senso di angoscia; e ciò riflettendo sulla reiterata stupidità e piccolezza umane, sempre pronte a dare prova di sé in molteplici contesti e variegati scenari del mondo, ma in cui l’unica costante rimane purtroppo la negazione, l’annientamento della dignità di tante, troppe persone da parte di altre che si sono fatte carico del ruolo di giudici ed esecutori di sentenze sommarie, quasi fossero Dei che puniscono il genere umano per il suo comportamento non confacente alla loro visione del mondo.

Ecco allora che i sentimenti di estrema delusione, quasi un senso di morte provati dall’artista trovano la loro estrinsecazione pittorica in questo ‘Angelo’ che campeggia in primo piano sulla tela, anche se in posizione decentrata, un volto femminile coperto dalle mani quasi in segno di vergogna e per di più con una sola lunga ala, come se la sua dimensione di Ente benevolo e positivo fosse stata defraudata, dimezzata dai troppi episodi della malvagità umana. E riandando con la mente alla notizia di qualche mese or sono (purtroppo vera), dell’eccidio di 165 ragazze, tutte studentesse, perché non allineate  al regime di un Paese ancora ostinatamente refrattario ai diritti delle donne, ecco allora che l’Angelo che sembra farsi carico di tutte le nefandezze di questo mondo perpetrate dal cosiddetto Homo Sapiens, diviene inevitabilmente tragico presagio  di questo scenario tanto sconsolante e drammatico.

Una visione ulteriormente reiterata dalla presenza inquietante di alcuni aerei militari in avvicinamento sulla parte destra della tela, resi con una silhouette nera. 

Uno scenario che sulla tela ha una sua precisa dimensione geografica, resa dalla non casuale collocazione dell’Angelo all’interno della rappresentazione cartografica in foglia d’oro del globo terrestre proprio accanto ai luoghi che sono stati teatro di questo massacro ‘di genere’, al femminile. E come se non bastasse, la scelta di tinte scure per rendere la tela quasi carta da spolvero (versando su di essa del caffè) e di molto nero per la figura dell’Angelo stesso, non fanno altro he amplificare questa sofferenza, quasi un urlo drammaticamente silenzioso, trattenuto dalle mani sul volto, che parrebbe fare il verso ad un altro urlo, questa volta esplicitato in tutta la sua tragica angoscia, da parte di un altro pittore espressionista, il norvegese Munch.

Ritengo però che questa non sia l’unica chiave di lettura del lavoro di Dina Pascucci.

Nel dipinto intravediamo in basso anche una rosa come omaggio alle giovani vittime; è vero, è una soltanto ed è resa con toni chiari, senza i colori sgargianti che di solito si associano a questo fiore, ma è pur sempre un indizio, un segnale rincuorante che l’empatia e la sensibilità di noi uomini non si sono smarrite del tutto, e siamo ancora capaci di slanci generosi verso l’altro da noi, il diverso da noi. Inoltre, a corroborare questa visione se non proprio ottimistica ma quantomeno volta a riaffermare la capacità degli uomini, certamente sopita di questi tempi, ad un approccio più ecumenico tra loro, c’è l’ala dell’Angelo che è sì unica, ma anche molto ampia – anzi, occupa la parte centrale della tela - quasi a significare che proprio l’elemento che più interpreta, anche nell’inconscio collettivo, gli aspetti più positivi, sublimi e spirituali che noi associamo alla figura dell’Angelo ancora permangono, stanno lì a spronarci per recuperare quel senso di appartenenza e condivisione che dovrebbe rappresentare la cifra più autentica e profonda del genere umano".