Attento ad ogni ricorrenza e avvenimento fino ad esaltarne la sua bellezza. Uno storico innamorato che ha saputo raccontare con amore, passione e grande talento a tutti nel mondo, usi, costumi e tradizioni del suo paese.
Con lui se va un baluardo della storia nella Valle del Cervaro e non solo. A lui ci rivolgevamo anche noi di Ottopagine in occasione di tante manifestazioni importanti e radicate a partire dalla ricorrenza di Sant'Anna. E il suo contributo non è mai mancato. Lo avrebbe fatto anche quest'anno insieme a noi, ne siamo certi.
Con Michele Savignano, (a destra nella foto) venuto a mancare improvvisamente e inaspettatamente, il paese che porta il suo cognome da oggi è più povero senza di lui.
Il cordoglio del sindaco Fabio Della Marra
Ci ha lasciati nella sua serenità ed in modo inaspettato il caro Michele Savignano. Un uomo con pregi e difetti come tutti noi, ma con il cuore e la mente rivolta alla sua Savignano Irpino. La nostra comunità perde un altro tassello della sua identità (troppi ultimamente) ma di lui restano le tante testimonianze tangibili del suo operato, che la stessa Amministrazione custodisce. Da ultimo il suo grande contributo alla costituzione dei contenuti del nostro Museo della Memoria in corso di realizzazione e nel quale porteremo per sempre il suo impegno dopo l’inaugurazione
Ci piace ricordarlo con questo suo intervento proprio sulla statua di Sant'Anna, patrimonio di storia e di bellezza affidato ad ottopagine nel luglio del 2021.
La statua di Sant’Anna alle Paludi (Napoli), è un’opera in legno intagliato e policromo di fine settecento. “Il panneggio, mosso e bene acconciato, la mano estremamente venosa e altri piccoli particolari, fanno propendere per l’attribuzione allo scultore Giuseppe Picano che potrebbe averla realizzata intorno al 1770… Il volto di Sant’Anna, per la bellezza, attira l’attenzione di tanti fedeli e cultori d’arte … Statue che ripropongono la stessa immagine di Sant’Anna alle Paludi sono presenti in diverse chiese di Napoli e della provincia, a testimonianza del grande culto che si è sviluppato, nei secoli, verso questa particolarissima rappresentazione della nonna del Signore, la più bella tra quelle scolpite da mano d’uomo. (Sant’Anna alle paludi La leggenda del ritrovamento).
La statua di Sant'Anna di Savignano: La bibliografia riporta la notizia sulla committenza dell’opera ascrivibile alla metà del secolo XVIII e attribuita a tale Michele Pellecchia, ricco proprietario terriero del luogo, ma non sull’autore: “E’ una scultura in legno di salice e pioppo commessi e dipinti… da un artista di sicura esperienza attardato su canoni stilistici dell’ultima fase del barocco. La scultura, che raffigura Sant'Anna con la Vergine Bambina stretta dal braccio sinistro, il passo incedente, il busto in torsione, ottenne l’approvazione arcivescovile il 28 settembre 1757.
Il ricco panneggio del manto, della veste e sopraveste della santa, la plasticità delle forme anatomiche, la dolce serenità dei visi dei personaggi, costituiscono i dati salienti dell’opera, forse un colto esempio di artigianato locale. Nel corso del tempo la statua ha subito sicuramente una serie di interventi conservativi, alcuni documentati come la ridipintura effettuata nel 1956 da un artigiano locale, Salvatore Maglione, e poi un altro nel 1980. Il restauro più recente dell’opera, effettuato nel 20019, ha restituito le originali forme plastiche e le cromie che non erano più leggibili”. (Dott. Leonardo Boscia Esperto in Beni Culturali Avellino).
Non sono trascurabili alcuni lineamenti, (per altro sintetizzati nelle rispettive descrizioni), che accomunano la Statua di Savignano alla statua di Sant’Anna alle paludi di G.Picano e altre statue dello stesso artista della scuola napoletana del Vanvitelli.
Intanto l'amministrazione comunale di Savignano Irpino, attenta alla promozione del proprio patrimonio artistico e culturale, lo scorso gennaio ha deliberato la proposta di iscrizione della festa di Sant'Anna all'Ipic (inventario patrimonio immateriale culturale) della Regione Campania.
Altre statue di Sant’Anna con Bambina in braccio sono onorate nelle chiese del nostro circondario, come quella della omonima chiesa di Deliceto: La chiesa è ricca di stucchi e decorazioni barocche e si presenta ad unica navata, coperta da una volta a botte lunettata con arconi poggianti su pilastri, e termina con il coro ligneo alle spalle dell’altar maggiore, realizzato con marmi differenti, sul quale troneggia la settecentesca ed espressiva statua di Sant’Anna con in braccio la Vergine Maria Bambina, scultura molto distante dalla plasticità delle forme anatomiche della scuola napoletana".
E poi ancora
La Ferrara a lui tanto cara e la millenaria storia, le fontane, il Cervaro e Savignano scalo, storia e itinerari. Raccolte affascinanti, volumi che trasmettono amore e attaccamento alla propria terra.
"La Ferrara di Savignano Irpino e la sua millenaria storia" - il titolo affermava Michele Savignano - rende perfettamente l’idea del contenuto del libro che si prospettava nella mente dell’autore fin dagli anni’70 quando si recava sul cucuzzolo della Ferrara perraccogliere funghied asparagi. Fin da allora notava, tra lo spaccato della cava di gesso e tra i terreni delle talpe, dei reperti come ossicini e resti fittili non rintracciabili in altri luoghi se non tra i terreni della millenaria Starza di Ariano. Nel frattempo lassù sulla spianata, poteva ancora notaredelle viuzze tra gli spaccati delle case, e imbattersi in residui di camini con ceneri e forme in argilla per la colatura di metalli: testimonianze di vita vissuta!
Dai funghi e dagli asparagi, l’autore passò alle ricerche su quel luogo chiamato topograficamente Monte Castello, ma storicamente: La Ferrara.
Dopo ripetute insistenze perché si facessero dei saggi, finalmente intervenne la Sovrintendenza nel 1983 e, con uno scarno comunicato apparso l'8 maggio del 1985, sulla cronaca di Avellino del giornale Mattino di Napoli dichiarava:
"Sul Monte Castello a Savignano e sulle sue falde è stata accertata l'esistenza d'un importante insediamento fortificato medievale con materiale che va, in conformità con le notizie storiche, dal X al XV secolo dopo Cristo e che si è sovrapposto ad un esteso abitato di epoca preistorica e protostorica con stratificazioni sovrapposte che raggiungono a volte lo spessore di circa sei metri. Tali insediamenti in parte già distrutti e per il resto gravemente minacciati dal modo di gestire la cava di gesso che ha sfigurato la zona, si sono rivelati, in base ai saggi già eseguiti, di estrema importanza per lo sviluppo culturale ed economica di questa zona a cavallo dello spartiacque fra la Campania e il Tavoliere dal neolitico in poi, e di grande interesse per la preistoria di tutta l'Italia meridionale. Infatti quanto è stato riscontrato ha dato, per la prima volta in tale zona, un'idea della successione praticamente continua nell'occupazione di un sito dal quinto millennio avanti cristo fino al VII secolo dopo cristo e durante il medioevo”
Su quel territorio, in seguito ad altri scavi effettuati durante il piantaggio della foresta eolica sul suolo della seconda assise di Roberto il Guiscardo detto “Silva Marca”, sono state ritrovate antiche tombe, tante tegole , due ville, un solo pentarummo e fibule di bronzo! Molte altre testimonianze ci sarebbero da scoprire, ma si potrebbero portare alla luce solo se scomodate dai palici.
Poi ci sono le avventure nella ricerca della grotta di San Felice, abbiamo conosciuto la storia di Cibele, abbiamo penato per la tragica fine del figlio di Federico II, il re Enrico VII quale prigioniero nella grotta, siamo inorriditi per le gesta dei briganti, abbiamo sorriso per le gesta del ricercatore di tesori che nessun brigante avrebbe mai nascosto, siamo rimasti sbalorditi per la scoperta di graffiti e le ricerche speleologiche nella speranza che continuino!
C’è la storia della chiesa e del Feudo di San Pietro regalato nel 702 dal Principe Arechi alla badia di Benevento e nuovamente donato dal feudatario della Ferrara, il normanno Breul, e chi avrebbe mai pensato all'abazia di Santa Maria della Ferrara con i suoi 12 monaci cistercensi a sgranellare rosari tra ciammaruchielli e vacche al pascolo?
Abbiamo vagamente appreso che sul cucuzzolo ci sarebbe stato un paese, ma come era? Lo abbiamo verificato: era un paesotto con Castello e Abbazia circondato da mura e fossato, era il doppio di Savignano sia come grandezza che come importanza ed è esistito fino al XV secolo! E come tutti i Castelli che si rispettano abbiamo sentito anche delle legende come quella del cunicolo sotterraneo che lo univa alla Grotta di S. Felice o come quella della presenza maliziosa della bizzarra regina Giovanna d'Angiò. C’è anche la storia della torre centrale del castello che, nella valle del Cervaro, serviva da sentinella contro i saraceni assieme a Panni, Ariano, Bovino e Savignano.
Filando verso Monteleone, a metà strada ci distrae una bianca costruzione su un cono assolato d'estate e spazzolato dal vento gelido d'inverno: è la linda chiesetta di Santa Sofia per la quale ci siamo emozionati nel leggere la storia della Santa e per la scritta contro i briganti:” Qui non si concede asilo”.
Ci siamo fermati per una bevuta sulfurea a Rifieto bagnandoci qualche acciacco; abbiamo mandato accidenti a chi ruppe le funi della teleferica che trasportava direttamente il gesso dalla cava alla ferrovia di Montaguto, e non faceva passare per Savignano quei mastodontici autotreni che sconquassavano strade e timpani e uno di loro, il giorno di Sant'Anna del 1957 ostruendo una curva a gomito,mandò due ciclisti mezzo morti all'ospedale!
Le fontane, il Cervaro e Savignano Scalo:
"L'importanza delle acque fin dal neolitico, quando i villaggi si disponevano di solito lungo i grandi corsi d’acqua e specialmente lungo quei fiumi la cui portata era maggiore. Il primo grande corso d’acqua che attraversava, da Ne a So il Tavoliere era il Cervaro, e proprio sul suo corso si trovava un maggiore addensamento di villaggi (come da analisi aerofotogrammetriche).
Con il passare dei secoli, molti villaggi vengono identificati in zone più lontane dal letto attuale, ma è chiaro che essi si trovano lungo affluenti minori, oggi completamente scomparsi ma rilevati dalla fotografia aerea.
Sono scomparsi molti affluenti del Cervaro e sono stati ridotti a contrade di campagna i villaggi e i Vichi, non le sorgenti che costituiscono ancora l’anima di queste comunità, dove le fontane, oltre ad essere luoghi di raccolta di acqua per i necessari bisogni umani, sono state occasione di incontri, scontri, confronti e socializzazione e così “ogni contrada ha come punto di riferimento una fontana e quella fontana dàil nome alla contrada”! Nell’immediato dopo-guerra quelle sorgenti furono tutte ristrutturate oggettivandole alle nuove esigenze con l’immancabile “pìsciro” per riempire il barile, la vasche per abbeveraggio e vasche per il bucato.
In questo contesto si inserisce la storia del fiume Cervaro che raccoglie i residui di queste sorgenti, la sua valle rimane quell’importante transito dal Tavoliere alla Campania, tramite il quale “nel IV millennio avanti cristo. Comunità dedite all’agricoltura e all’allevamento si sono distaccate dagli insediamenti pugliesi e attraverso le vie naturali di comunicazione costituite dai fiumi, si sono spinte verso la Campania interna colonizzando La Starza (di Ariano), e il territorio circostante di Pioppeto di Buonalbergo, Casalbore, Savignano Irpino, come il sito di Monte Castello della Ferrara che dominava l’accesso al valico sul versante pugliese”
Savignano Scalo che prende corpo con l’apertura della Via Regia delle Puglie, è un borgo situato all’inizio della valle del Cervaro, un borgo antico che, grazie anche al suo nodo stradale, durante l’ultimo secolo divenne l’anima industriale e commerciale del circondario. La sua storia va letta, ora che finalmente c’è."
Così lo ricorda Carmen Matullo:
"Michele, non posso immaginare che non sei più tra noi, che non partecipi più al racconto della storia di Savignano irpino, il ns amato paese, di cui tu conoscevi l'anima, le persone, le pietre, gli avvenimenti. Grazie al racconto scaturito dalle tue ricerche in collaborazione con il Comune, che ti ha sempre sostenuto, Savignano ha avuto la spinta per arrivare ad essere considerato uno dei borghi più belli d'Italia e tanto altro ancora. Perciò Savignano non ti dimenticherà, come non dimenticherà nessuno dei suoi figli. Da parte mia e da parte nostra, in generale, un grazie e un abbraccio per il tuo protagonismo attivo. La tua voce ci mancherà. Che almeno il tuo sguardo non ci abbandoni. Condoglianze alla famiglia. R.I.P. Michele".
Un appassionato vero della storia del suo paese. Ci piace concludere questo nostro ricordo con una sua frase: "La vecchia a cient'ann vuleva ancora campà, pecchè vuleva sapè!
La salma giungerà oggi alle 15.30 in paese da Pomigliano d'Arco, nella chiesa di San Nicola e Sant'Anna a lui tanto cara, dove gli verrà rivolto l'ultimo affettuoso abbraccio, insieme ai figli Massimo e Fabio.
