Ariano: "Protestiamo contro il caro vita e una scuola repressiva/VIDEO

"La situazione è drammatica, le nostre famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese"

Una manifestazione pacifica e partecipata quella che si è svolta stamane nella centralissima piazza Mazzini.

Ariano Irpino.  

"Un futuro? Roba da ricchi. La scuola crolla, i costi salgono: Ora basta!" E' lo slogan degli studenti del Polo Liceale di Ariano Irpino in protesta contro il carovita, i costi insostenibili di libri e benzina, le strutture scolastiche fatiscenti e mai concluse".

Una manifestazione pacifica, ordinata e partecipata quella che si è svolta stamane nella centralissima piazza Mazzini, sotto l'occhio vigile e attento del dirigente del commissariato di polizia di Ariano Irpino Giulio Masini, responsabile dell'ordine pubblico, insieme ai carabinieri, polizia municipale e associazioni di volontariato Vita e Panacea. In piazza Mazzini insieme al comitato studentesco del liceo anche il "Polo tecnico professionale". 

"Studiare sta diventando un lusso. Le nostre famiglie non ce la fanno ad arrivare più a fine mese. La situazione è drammatica e noi figli non possiamo restare in silenzio. Le strutture scolastiche sono fatiscenti. Cardito non è assolutamente ideonea ad ospitare una scuola.

Non abbiamo strumenti didattici alternativi. Non abbiamo una palestra. Il caro vita sta mandando tante famiglie sul lastrico. Vediamo davvero un futuro incerto dinanzi a noi. Ma c'è di più. Protestiamo anche contro una scuola repressiva. Le rassicurazioni iniziali della dirigenza scolastica non si sono tradotte nei fatti". 

In piazza Mazzini è questa è stata la forza maggiore, anche il neonato "Movimento contro il "Caro Vita" che ha fatto sentire forte la propria voce attraverso Giuseppe Serluca. Presenti cittadini e commercianti.

"Siamo qui oggi accanto a studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini. Essere in questa piazza non è un caso. E non è un caso che il Movimento contro il caro vita, nato spontaneamente in Irpinia dai quartieri e dai cittadini, si unisca oggi agli studenti scesi in piazza. Non è un caso appunto, ma una precisa congiuntura politica e sociale. Le nostre lotte sono la stessa lotta, intersezionale e globale. La lotta contro un sistema che ci affama, che ci toglie il futuro e che osa persino chiederci di imbracciare le armi per difendere i suoi profitti, cioè quelli del capitale transnazionale.

Non siamo soli. Oggi autotrasportati e agricoltori stanno manifestano il loro disagio per una situazione economica che si fa sempre più difficile, e gli studenti sono i primi a scendere in piazza perché capaci di cogliere i limiti del neoliberismo. Il caro vita non è un fatto individuale o di categorie, non è una sfortuna: E’ una scelta politica. È il risultato di un modello neoliberista che scarica i costi della crisi sulle spalle di chi lavora e produce, mentre continua a proteggere profitti, rendite e speculazioni.

Qui si parla del movimento. Per questo abbiamo fondato il "Movimento contro il Caro Vita", per unire i cittadini, sensibilizzare l’opinione pubblica e far arrivare alle istituzioni la voce di chi ogni giorno fatica a sostenere il costo della vita. Crediamo che sia un dovere civile e morale sostenere una mobilitazione pacifica, unita e determinata, capace di trasformare il malcontento in proposte concrete e richieste di interventi reali. Vogliamo unirci, confrontarci e cercare insieme soluzioni.. Vogliamo coinvolgere tutti dai lavoratori, alle famiglie, agli agricoltori, autotrasportatori, giovani e persone di ogni età, perché il caro vita riguarda tutti e nessuno dovrebbe sentirsi solo. E voglio dirlo chiaramente questa piazza appartiene agli studenti.

I ragazzi sono una parte viva e organizzata di questa lotta. Sono studentesse e studenti che vivono sulla propria pelle il costo dei trasporti, degli affitti, delle mense, dei libri e delle tasse universitarie. Sono loro che vedono il diritto allo studio trasformato ogni giorno in un privilegio, che subiscono la precarietà prima ancora di entrare nel mondo del lavoro. Sono loro che hanno conosciuto le circolari repressive e la criminalizzazione del dissenso. 

Per questo la loro lotta è la nostra lotta. Non sono il futuro, sono il presente, in un mondo in cui il futuro è roba da ricchi. E questa piazza è qui anche per difendere la scuola e l’università pubblica, la conoscenza, la cultura e il diritto ad organizzarsi. Unirsi adesso vuol dire canalizzare la rabbia, organizzarla. Ma attenzione, unirsi significa canalizzare la rabbia, organizzarla. Significa dire con chiarezza che la nostra non è solo una protesta contro i prezzi. È una condanna senza appello delle logiche neoliberali che questo governo ha sposato senza pudore, le stesso logiche che scelgono di finanziare la morte e la distruzione invece della vita e della conoscenza. Questo esecutivo ha trovato 14,4 miliardi di euro in due anni per il riarmo, mentre imperversa la crisi sociale ed economica. Sono gli unici fondi che aumentano, tutti gli altri vengono tagliati per rispettare i parametri di un’Europa che ci impone solo austerità. E allora guardiamo in faccia la verità, perché i numeri non mentono e smascherano la propaganda di questo governo

Ecco alcuni dati che bisogna sapere: (sono le ultime proiezioni di bilancio presenti nelle banche date).
 

I risultati di questa scelta politica sono sotto gli occhi di tutti, e i numeri ufficiali lo confermano. La sanità pubblica è stata sistematicamente definanziata. Come certificato dal 9° Rapporto Gimbe presentato alla Camera dei deputati nell'ottobre 2026, assistiamo al fenomeno dei cosiddetti "tagli invisibili": anche se il Fondo Sanitario Nazionale cresce formalmente in cifra assoluta, la spesa sanitaria pubblica italiana è crollata al 6,2% del PIL, collocandoci all'ultimo posto tra i Paesi del G7 e ben al di sotto della media europea (7,1%).1

E le politiche economiche e territoriali per il Sud e le nostre terre non sono da meno: si rivelano un’autentica beffa.

I dati dell’Associazione Svimez evidenziano come la revisione degli incentivi e i tagli di bilancio stiano sottraendo al Mezzogiorno oltre 5,3 miliardi di euro di risorse specifiche nel triennio. A farne le spese è innanzitutto lo stop alla Decontribuzione Sud, una misura che sosteneva oltre 1,5 milioni di lavoratori e che oggi scarica l'intero costo del lavoro sulle imprese e sugli occupati locali, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. 

A questo si sommano i tagli strutturali al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e il costante definanziamento della SNAI (la Strategia Nazionale per le Aree Interne).

Chi vive nei territori interni come l'Irpinia lo sa bene: tagliare o bloccare le risorse della SNAI significa condannare all'abbandono i nostri comuni, chiudere le scuole e i presidi medici nei piccoli centri, e privare i cittadini dei servizi di trasporto e di cittadinanza più essenziali. È una strategia consapevole che spinge i giovani all'emigrazione forzata e desertifica l'entroterra.3 Questa è la verità! Mentre si spendono miliardi per le armi, si lasciano le briciole a famiglie, studenti, agricoltori, autotrasportatori e sanità. È una scelta politica precisa, non un caso. È la scelta di chi vuole una società gerarchica, militarizzata, dove i diritti sono un privilegio e non un pilastro.

Per queste ragioni la nostra mobilitazione non si ferma al caro vita, noi siamo qui contro la guerra, il riamo e contro la militarizzazione delle piazze e delle nostre vite, contro la logica della criminalizzazione del dissenso che tanto nel grande quanto nel piccolo colpisce noi soggetti attivi in queste piazze.

Non vogliamo essere complici di guerre decise dai potenti e combattute dia figli sacrificabili dei lavoratori. Il futuro non si costruisce con la rassegnazione. Si costruisce con la mobilitazione, con l’organizzazione collettiva, con la capacità di dire no a chi vuole che tutto resti com’è. Siamo un movimento spontaneo, ma non siamo soli. Siamo la voce di chi non ci sta più. E come ci ha insegnato la vittoria degli studenti di Ariano Irpino contro le circolari repressive, solo la mobilitazione e l’organizzazione collettiva possono fare la differenza. Non arretreremo.

Non ci faremo intimidire. Continueremo a costruire dal basso, nelle piazze, nei quartieri, nelle scuole, un’alternativa a questo modello di società. Noi vogliamo una società che metta al centro le persone, non il profitto. La nostra piazza di oggi è un tassello di questa costruzione. È il momento di organizzarsi e unirsi, non ci facciamo intimidire dalla repressione, prendiamoci quel pezzo di mondo che ci appartiene".