Coppola: Caserta? Deve tornare ad essere Terra di Lavoro

Il segretario: serve un rinascimento culturale ed economico

coppola caserta deve tornare ad essere terra di lavoro
Avellino.  

"Il nostro territorio si trova ad affrontare moltissime sfide occupazionali, dei servizi, del welfare, così come fatto in questi ultimi anni  la Cgil saprà affrontare questi percorsi. Si devono trovare le soluzioni per determinare le condizioni per più lavoro, più diritti, più legalità, come dalle parole d'ordine espresse dal nostro nuovo segretario Landini. La Cgil continuerà ad essere un punto vero di riferimento e di accoglienza per tutte le sensibilità e i valori che vengono sopiti nella società".

Caserta da terra di lavoro e accoglienza a provincia fragile in cui la crisi morde, per numeri, forse più che altrove. Si perché la provincia casertana da sempre è stata terra di progresso, innovazione e produzione. Fino alla grande crisi che ha stravolto e corroso ogni equilibrio. La Cgil vede al timone nazionale Maurizio Landini e il segretario provinciale Coppola crede che il 2019 sarà un anno decisivo per creare una svolta concreta in temi di innovazione e produttività.

«Stiamo patendo, ormai da anni, una grande crisi industriale e produttiva - spiega Coppola -. Un dramma senza fine che si è tradotto in una vera e propria emorragia di posti di lavoro. Dal 2015 sono migliaia le persone che non accedono alle misure di sostegno al reddito. Un terremoto occupazionale che sembra non finire».

Segretario Coppola, il numero uno Landini ha, senza mezzi termini, puntato il dito contro il Governo. Ha rimarcato come il cambiamento, tanto auspicato, nei fatti non c’è stato…

Infatti. Siamo attualmente indebitati per miliardi di euro, per una scelta improduttiva e miope del Governo di attuare misure a sostegno parziale come il reddito di cittadinanza e quota cento. Le due misure bandiera del Governo, nei fatti, non creeranno alcun indotto.

Quali sono i numeri per Caserta e provincia?

I giovani, in età di lavoro, vivono un momento di grande crisi. Oltre il 50 per cento dei nostri ragazzi non ha un lavoro. E se si guarda ai dati per le donne le cose vanno anche peggio.

In che senso?

Il dato percentuale per le donne è di oltre il sessanta per cento.

Sullo sfondo il dramma dei lavoratori del Bacino di Crisi.

Siamo stati costretti a  sollecitare nuovamente con forte determinazione attraverso una lettera unitaria scritta con le sigle di Cisl e UIL un incontro con il vicepremier e ministro del lavoro Luigi di Maio. Tutto inutile. Lo aspettiamo ormai da mesi. La situazione che vivono da sempre i lavoratori del bacino di crisi si trascina da anni e ha raggiunto ormai livelli di grandissima drammaticità.

Segretario cosa auspica per la Regione per la provincia di Caserta?

Si deve restituire alla nostra amata Campania una rifondazione totale. Serve un rinascimento culturale, politico, economico, lavorativo, senza spegnere nessun segnale di sopravvivenza. La provincia di Caserta affermano i lavoratori deve tornare ad essere una provincia dove le famiglie possano vivere nel posto più bello del mondo, in questa splendida terra di inclusione.

Non si può andare avanti con questo malcontento la classe politica deve assolutamente impegnarsi per risolvere questa grana.

Quali sono le urgenze?

Penso alle vertenze che non decollano nel comparto Omasud a Capua, settore aerospaziale. Un’azienda che avrebbe dovuto rappresentare un fiore all’occhiello per il territorio e che invece è ormai a rischio chiusura.Ma si tratta solo dell’ultimo caso di una lunga serie.

La logistica, resta questo l’anello debole…

Se da Roma solo un treno passa per Caserta, c’è davvero da riflette. Anni di amministrazione politica inefficace hanno prodotto questi esiti. Basti pensare ai circa 40 chilometri di litoranea domiziana. Un deserto di degrado e abbandono. Eppure nel nostro dna continuiamo ad essere di accoglienza. In questi tempi di rischioso antisemitismo restiamo l’unica risposta vera ai nostri tempi, come territorio aperto al prossimo.Siamo la terra che ha saputo rispondere all’illegalità, che ha dovuto rinascere dalla terra dei Fuochi. Insomma, siamo un popolo fiero che vuole risorgere dalla crisi.