De Mita lancia il fronte popolare dei sindaci. Ricchiuti guida

Salvini, Di Maio, Renzi. Il leader di Nusco è convinto: è il momento di tornare al centro

de mita lancia il fronte popolare dei sindaci ricchiuti guida

La consigliera regionale Ricchiuti dovrà organizzare il movimento in vista delle prossime regionali

Avellino.  

Se il Pd è sempre quello, e Lega e Cinque Stelle sono privi di pensiero politico, l'unica alternativa è ricostruire un centro credibile.

Partendo da questo assunto Ciriaco De Mita, ha deciso di radunare nella sua Nusco, sindaci, dirigenti politici, amministratori locali, simpatizzanti e fedelissimi per avviare il processo costituente di un movimento politico popolare, una forza di centro plurale, che affonda le radici nella cultura più autentica del popolarismo cattolico e riformista, una formazione che crede fino in fondo nella cultura delle alleanze al di fuori di ogni vocazione maggioritaria o di improbabili pianificazioni calate dell'alto.

Un movimento che coltiva l'obiettivo di far tornare il pensiero politico protagonista, rifuggendo slogan e bandiere, ma che sappia rimettere al centro la dignità della persona. Un posto inclusivo, una rete di solidarietà che si innerva nei comuni quale luogo fisico in cui ogni giorno l'azione amministrativa non è fredda burocrazia ma scelta da compiere per la comunità, dove siamo “tutti uguali nella differenza” (Lettera di San Paolo ai Corinzi) e dove si organizza la forma politica della carità.

Ed eccolo, il manifesto della nuova Democrazia Cristiana, quella originale, di cui Ciriaco De Mita è incarnazione e storia, con il suo portato monumentale di “pensiero” ma anche lume e guida. Nella lunga relazione introduttiva  De Mita ha tracciato il percorso.

“Siamo qui mossi da una speranza e dalla curiosità. Ma anche dalla percezione che stia per accadere qualcosa, che l'esistente si stia sgretolando. Vedo tanti sindaci curiosi, proprio come me percepiscono che qualcosa sta cambiando e condividono la necessità di mettere al centro il ruolo degli amministratori e della comunità”.

"L'attuale periodo storico, politico ed economico è difficile – ammette l'ex premier – Ma se l’Europa crolla è finita. Quell'Europa che a fine anni '90 ha scelto la moneta unica, in quel periodo abbiamo tentato di imboccare una strada che riequilibrasse la storia del mondo, ma non è andata come speravamo”.

Oggi c'è Salvini e ci sono i Cinque Stelle. Il primo: “un poveraccio che parla senza pensare. Che raccoglie consenso tra gli evasori fiscali del nord e nei territroi della camorra e della mafia al sud. Ma non fatevi ingannare perché lui è attento al suo territorio (vedi alla voce regionalismo differenziato)”. “Di Maio? una persona non completamente formata”.

Un passaggio De Mita ha voluto dedicarlo anche alla magistratura alla luce del caso Palamara e del terremoto che ha scosso nelle fondamenta il Csm. “Dopo Tangentopoli è stato un errore pensare che la magistratura potesse risolvere i nostri problemi. Ma anziché risolverli ci ha portato ad ingigantire la rappresentanza. L’Italia è cresciuta fino al 1989. Il processo si è poi arrestato mentre è cresciuto il disagio, e un senso di insicurezza. Con Rutelli e poi Veltroni si è tentato di organizzare una risposta. Veltroni voleva affidarmi la formazione della classe dirigente del Partito Democratico. Ma era tutto molto confuso".

Fino all'arrivo di Renzi. All'ex premier fiorentino del Pd, De Mita non fa sconti. “Viene dagli scout, non dall'azione Cattolica, diciamo che non ha una grande attrezzatura di pensiero. Lui ha organizzato la novità fingendo di pensare. E così abbiamo avuto il governo di una persona anziché del Parlamento. Quando ho tentato di aiutarlo a correggere la rotta mi aggredì. E così il consenso che ha avuto si è disperso, ed è finita anche per lui. Adesso è come se stesse rifiorendo, riprendendo la convinzione politica che si possono affrontare i problemi del paese. Anche Renzi arriverà a capire forse che non esiste ostacolo al pensiero che approfondice e che sa dialogare”.

Il 4 marzo 2018 poi il giro di boa. “Confesso che rimasi scioccato per mesi, L'Italia nelle mani di persone senza storia e senza esperienza. Gruppi di personaggi improvvisati che occupano posizioni di potere con disinvoltura e il potere piace ai due vice premier, così tanto che, statene certi – afferma De Mita – non si divideranno”.

Il pd intanto è finito all'opposizione. Ma cos'è oggi questo Pd? “E' come quel prodotto che siete costretti a comprare al supermercato perché il prodotto che desiderate non c'è”.

Tutte queste forze. Lega, M5S e Pd, si stanno riducendo. Ne è convinto Ciriaco De Mita. Parallelamente riemerge, secondo l'ex presidente, la grande tradizione popolare. Riagganciandosi al documento dei vescovi sanniti e irpini firmato a Benevento qualche settimana fa, quello in cui si parla del disagio delle aree interne del sud, la “Mezzanotte del mezzogiorno”, De Mita auspica che si torni a fare politica a servizio della gente. E la prima interfaccia con le comunità era e resta il sindaco, figura chiave.

“Oggi lo spazio c’è – afferma in conclusione De Mita - Tanti amministratori sono carichi di una suggestione viva, come se stesse per accadere qualcosa. E la politica è chiamata a regolare quello che accadrà, a governare questo processo”.

Un De Mita profetico. Del resto se c'è una cosa che nessuno gli ha mai potuto contestare è la sua capacità di leggere gli eventi indirizzando l'azione.

Chi c'era. Nella sala del Palazzo Vescovile di Nusco però, che è anche Scuola di alti studi politici, non sono arrivati tutti quelli che probabilmente ci si aspettava. Il caldo, certo, di un primo pomeriggio di luglio e poi la scia di queste ultime amministrative che ancora non esaurisce la sua portata tossica: la platea era piena si, ma tra i sindaci mancavano all'appello molti irpini.

In compenso c'erano quelli sanniti, di Molinara e Montesarchio, e c'era l'ex deputato Pd, oggi fascia tricolore di Pragelato in Piemonte, Giorgio Merlo. Poi, il sindaco di Castel Morrone, e Lucio d'Ubaldo dell'Anci. In sala anche il neo sindaco di Montoro Girolamo Giaquinto. Non mancavano i fedelissimi Vincenzo Sirignano e Pino Rosato. In prima fila il coordinatore dei popolari Giuseppe Del Giudice e Antonia De Mita.

La Regione Campania, De Luca e le elezioni del 2020. Dei regionali si sono distinti gli interventi di Corrado Matera e della consigliera Maria Ricchiuti. Tagliati i ponti con Maurizio Petracca (dopo la decisione di appoggiare Luca Cipriano alle amministrative di Avellino) De Mita affida a quest'ultima l'organizzazione del nuovo percorso politico.

La Ricchiuti, salernitana come il presidente della Regione, legata politicamente all’ex consigliere regionale Luigi Cobellis, ha sempre rivendicato maggiore autonomia del gruppo consiliare centrista nel rapporto con il Governatore. Quel “De Luca che oggi vanta 13 liste del presidente, la cavalleria che si attrezza a conquistare il palazzo” ha detto Giuseppe De Mita prima di investire ufficialmente la consigliera di un compito certo non facile, ma sicuramente strategico. Le elezioni regionali sono vicinissime, è chiaro che questa è l'ora delle scelte.

“Questa è la risposta ad un bisogno che avevamo già declinato qualche anno fa in una importante iniziativa a Napoli – ha dichiarato la Ricchiuti - Poi c'è stata una battuta di arresto. Oggi questo bisogno di rinnovamento è più forte. E Non potevamo che ricominciare a ragionare da Nusco, dove c'è la storia, il nostro presidente, che ha sempre tracciato una strada condivisa non solo in Campania. Oggi ci invita a rimetterci in gioco per rimettere la poliica e i territori al centro del dibattito, ma soprattutto per individuare risposte per tutti coloro che in questi ultimi tempi o si sono rifugiati nell'astensionismo o hanno continuato a votare stancamente i partiti esistenti e che non ne possono più di questo imbarbarimento”

In una parola: il mondo moderato. Pezzi di società reale che in questi ultimi anni non hanno più avuto alcuna rappresentanza politica organizzata e che adesso, invece, secondo De Mita, richiedono una presenza politica vera e competitiva. “La strada è impervia - avverte il leader di Nusco - ma va percorsa con consapevolezza e determinazione”. E' necessario concentrarsi sullo scenario politico scaturito dai mutati equilibri di rappresentanza e di forza tra i partiti e tentare di orientarsi sui possibili sviluppi di una situazione che però è troppo fluida, in costante e non prevedibile evoluzione.

Non un inizio, né una ripartenza. Non un partito ma neanche un'esperienza di pura testimonianza. È un tentativo. Che può apparire anacronistico, fuori dalla dimensione accelerata e distopica della politica virtuale di oggi. Eppure da qualche parte i demitiani sono convinti che l'elettore moderato esista ancora. È in disparte, chiuso in un angolo al centro tra la deriva sovranista e un nuovo bipolarismo, tra un centro-destra estremo e una sinistra radicaleggiante. Lo spazio c'è, dice De Mita, è questo il momento di uscire allo scoperto. Di nuovo.