E' sempre più complicato commentare quello che accade ad Avellino, città ormai divisa tra ultras e facinorosi schierati in maniera anche feroce a difesa degli attuali o degli ex amministratori comunali. Ogni posizione viene strumentalizzata e troppo spesso si scade nell'insulto senza aprirsi ad un confronto vero e costruttivo di cui avrebbe bisogno una piccola città di provincia come Avellino, comunità che giorno dopo giorno scopre di essere stata tradita e beffata da promesse e impegni mai onorati (la storia della elettrificazione della linea Avellino-Benevento-Salerno è emblematica e non fa certo onore ai riconfermati consiglieri regionali irpini).
La fase della pacificazione che si augurava di aprire il sindaco Nello Pizza è ancora di là da venire, anche per responsabilità di chi è al suo fianco ancora accecato dalla voglia di vendetta e di rivalsa nei confronti degli ex sindaci, in particolare di Gianluca Festa.
Ora che il ferragosto ce lo siamo lasciati alle spalle – finalmente – con tutto il seguito di commenti e critiche (tutte legittime ci mancherebbe) è l'ora di pensare ai problemi della città, di ripartire dalle priorità. Anche perché il rodaggio è finito e la fase degli annunci e delle promesse è già scaduto.
Chi vuole arrovellarsi sul "ferragosto avellinese" e su una tradizione che ormai fa parte del passato (niente luminarie, fuochi, bancarelle e un concertone per pochi fortunati senza maxischermo e acustica flop) può farlo, ma l'estate sta finendo e se ne riparlerà l'anno prossimo. Quello che non va è il clima di veleni alimentato dai nuovi crociati che sperano di annientare il fantasma di un nemico che invece loro stessi, con atteggiamenti del genere, continuano a far sopravvivere.
E' l'ora di voltare pagina seriamente, di amministrare nell'interesse di una comunità che aspetta ancora di capire qual è l'idea e il progetto di questa amministrazione per l'Avellino del futuro. E il tempo – come sempre – sarà giusto giudice.
