Carmine e Giuseppe da oggi sono soci della cooperativa sociale 'La Solidarietà'. Un gesto semplice che rappresenta il traguardo di una lunga rivoluzione. Carmine e Giuseppe, infatti, sono passati dal disagio psichico all'autonomia, grazie ai Ptri, i progetti terapeutico riabilitativi individuali sostenuti con budget di salute.
Questa mattina le loro storie sono state raccontante come l'esempio di un cammino che tanti altri possono compiere. Storie narrate davanti ai loro occhi emozionati. Mentre alle loro spalle scorrono gli scatti di una vita dove il concetto di normalità si sgretola completamente per costruire pian piano una ricchissima “ferialità”.
E' un traguardo ottenuto grazie all'impegno della Caritas diocesana di Benevento in collaborazione con la Rete Sociale, associazione dei familiari di pazienti con disagi psichici.
Un esempio di welfare che qui trova il suo primo banco di prova. Un piccolo grande record in una provincia che adesso conta ben 65 progetti terapeutico riabilitativi individuali. Un'esperienza all'avanguardia in un settore che, negli anni, è diventato sempre più complicato.
«Abbiamo come sempre il ruolo di far fare rete alle diverse realtà del territorio e di capire come utilizzare le possibilità di welfare che ci sono ma non sempre sono note – spiega Don Nicola De Blasio, vicario episcopale per la Carità dell'Arcidiocesi di Benevento -. Lo facciamo invitando le istituzioni ad occuparsi di queste persone che non sono lo scarto della società ma persone fragili. E se una società mette ai margini le persone fragili significa che sta smarrendo il senso stesso dello Stato».
E sulle storie di Carmine e Giuseppe racconta: «La loro autonomia è una liberazione nell'ottica di Basaglia e del 'Tu slegalo subito'. Con questo progetto stiamo slegando le persone da questi letti che sono burocratici, di formalismo, di non integrazione per la diffusa paura del diverso».
«Come Caritas abbiamo il dovere di promuovere il cambiamento, è come se si completasse oggi parte della riforma basagliana» aggiunge invece Angelo Moretti, coordinatore generale Caritas Benevento.
Moretti ripercorre la rivoluzione di Basaglia che svecchia la logica manicomiale secondo l'assunto che la guarigione non può prescindere dalla libertà. Affronta la Legge 180 e il suo portato rivoluzionario ma riconduce tutto alla triste realtà in cui la chiusura delle strutture pubbliche non ha lasciato alternative se non quelle delle strutture private. Un percorso inutile per le persone, dispendioso per lo Stato, senza alcun risultato positivo.
Moretti richiama un dato: 19milioni di euro l'anno spesi dalla sola Asl Benevento per questo tipo di cure. Praticamente un budget pari a quello stanziato per le politiche sociali di tutta la Campania.
Dal 2012 la Regione Campania ha approvato la possibilità di un nuovo sistema: i Ptri. «Una legge dormiente – continua Moretti – che noi abbiamo voluto riscoprire e mettere in atto. Dopo due anni ecco il risultato: Carmine e Giuseppe diventano soci e cittadini».
Esperienze ripercorse anche da Serena Romano, presidente Associazione Rete Sociale.
Dalle strutture intermedie alle case famiglia. Dall'occasione dei Ptri all'indipendenza. Storie di dolore e sconfitta ma anche di gioie e successi. Determinati grazie a quello che Serena Romano considera fondamentale: «la rete che unisce tutte le persone che possono stare vicino a chi soffre di disagi psichici».
Una storia che comincia con una lettera. Una richiesta d'aiuto per far rispettare il diritto ad una vita autonoma.
Prima delle firme per l'adesione alla cooperativa sociale La Solidarietà con il benvenuto dell'amministratore Serena Martone e del presidente. Roberto Ciarlo, Carmine e Giuseppe hanno testimoniato le proprie storie. Negli occhi l'orgoglio di chi ce l'ha fatta, nel cuore la voglia di aiutare gli altri.
Mariateresa De Lucia
