di Federico Festa
Se è vero che sono trent'anni che sulla “questione ambiente” la magistratura cerca di dare risposte e non ci riesce, vuol dire che da trent'anni questa provincia, e non solo la città di Benevento, ha abdicato all'esigenza di vivere in simbiosi con la natura. Nel Sannio, in particolare a Benevento, ci sono condizioni naturali spettacolari. Lasciate abbandonate possono generare mostri come l'alluvione, che ci spaventano per forza ed impatto distruttivo. Poi uno riflette: se l'alveo del Tammaro fosse stato solo leggermente pulito l'acqua non sarebbe diventata una bomba.
Sui giornali e su tutti gli altri organi d'informazione, il rapporto della comunità con l'ambiente ci finisce perché Mastella è stanco di porgere il petto alle impallinate della magistratura. Di tanto in tanto qualcuno osa bussare alla porta di leggi e codici e si parla subito di “scontro” tra palazzo Mosti e Procura.
La verità è che di magistrati del pubblico ministero che s'incaricano di non mollare sulla questione ambientale ce ne vorrebbe uno per ogni fiume che attraversa questa provincia e più a monte per ogni sorgente che li alimenta ovunque nascano.
La vera questione meridionale oggi è la questione ambientale. Se di uomini d'acciaio si sente la necessità è sul versante del recupero che andrebbero impiegati, collocati. Investimenti sui depuratori la Regione ne sta facendo in questi mesi a macchia di leopardo in tutta la Campania, ovviamente privilegiando le zone più degradate del Napoletano e del Casertano, ma anche del Salernitano, molto care al Governatore.
Operazioni come il “disinquinamento del fiume Sarno” sono decenni che vanno avanti. Hanno visto centinaia di milioni di investimenti e diversi commissari avvicendarsi, ma la situazione non cambia. Basti pensare che nemmeno il piccolo ma brutale tratto percorso dagli scarichi delle concerie di Solofra si riesce veramente a piantonare: ogni week end, puntuali come orologi, gli scarichi si aprono e bombe chimiche vengono sparse nell'indifferenza di tutti, anche di carabinieri e magistratura.
Ecco perché al magistrato che ha firmato l'avviso di garanzia a Mastella dovrebbe andare tutta la solidarietà e il sostegno possibile, non perché è “contro” qualcuno ma “a favore” di una visione legale delle cose. I fiumi devono scorrere puliti ed è un concetto sacrosanto, degno, attuale: non è un'astrazione contenuta in articolo di un codice di procedura penale. E' vita. E' realtà di tutti i giorni.
L'ambiente è l'unica risposta possibile delle zone interne allo strapotere delle fasce costiere. Le nostre città dovrebbero rappresentare esempi, gioielli. Sono piccole, non ancora degradate, gestibili con idee, pochi fondi ma con tanto, tanto rigore.
I sindaci, Mastella in testa, dovrebbero lavorare alla realizzazione di BioPuc, previsioni urbanistiche interamente dedicate al verde ed all'ambiente. Installazioni diffuse, soprattutto nelle periferie, e alvei fluviali dominati resi fruibili laddove ne esistano le possibilità. Strabuzziamo gli occhi davanti all'albero della vita di Expo e dei primi boschi verticali di Milano e non capiamo che è qui ed oggi che queste cose vanno realizzate, rese sistema.
Benevento di strada da fare ne ha. Il depuratore è una installazione che viaggia con un ritardo di trent'anni. Quello che occorre, adesso, è una politica totalmente nuova, che riesca ad alzare lo sguardo. Mastella ha da rilanciare sulla questione ambientale, non ritrarsi con paura. Così come la Procura non deve cedere di un solo millimetro su fiumi e leggi: vogliamo puliti i primi e rispettate le seconde.
