Fermare i petrolieri è ancora possibile. Ne sono convinti gli attivisti del movimento anti estrazioni che hanno avviato oggi il “No Triv bike tour”, pedalata di sensibilizzazione per la tutela del territorio che è partita da Santa Croce del Sannio e si snoderà per quattro giorni fino alla conclusione nella lucana Val D'Agri, il Texas d'Italia, toccando l'Irpinia.
“Sembra una distanza siderale e invece Sannio e Basilicata sono molto più vicini di quanto crediamo” commenta Claudio Ferraro il “ciclonauta”, ideatore della manifestazione che ha visto protagonisti i rappresentanti di movimenti e associazioni che compongono il coordinamento No Triv. “Sono vicini – aggiunge – non solo sul piano geografico e geologico, come dimostrano le istanze dei petrolieri, ma soprattutto in termini di paesaggio, tradizioni, produzioni. Per sanniti, irpini e lucani – conclude Ferraro – l'unico petrolio possibile sono le tipicità, i sapori e i saperi frutto di millenni di storia che rischiano di essere spazzati via irrimediabilmente nel breve volgere di qualche anno”.
L'iniziativa ha visto coinvolti circa trenta partecipanti che hanno concluso il proprio percorso con un sit in sul Corso Garibaldi. Ma il dato strettamente numerico non era l'obiettivo principale della manifestazione: “Siamo qui per sensibilizzare l'opinione pubblica – spiega il portavoce dei No Triv sanniti Vincenzo Amato – Essere in tanti è importante, ma lo è ancora di più lanciare un messaggio chiaro e forte contro una ipotesi di falso sviluppo che ammazzerebbe le nostre terre. Ci auguriamo che le comunità comprendano in modo definitivo a quale mortale pericolo stiamo andando incontro”.
Oggi la carovana del “No Triv bike tour” riparte da Benevento alla volta di Gesualdo. Scelta chiaramente non casuale: è nella località irpina scelta dai petrolieri per la realizzazione di un pozzo “esplorativo” che si gioca una partita molto importante.
Paolo Bocchino
