«L'intimidazione a Ottopagine è di una gravità inaudita»

La solidarietà del presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli

Le scritte contro i nostri redattori nel corso di una manifestazione a Benevento

di Luciano Trapanese

La condanna dell'intimidazione alla nostra redazione arriva anche da Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania.

«Piena solidarietà – ha scritto in una nota - a tutta la redazione di Ottopagine" dopo il vergognoso attacco avvenuto a Benevento, con scritte e slogan, nel momento in cui una minoranza del corteo antifascista è transitata davanti ai locali della redazione sannita. Scritte e slogan ingiustificabili. L'informazione è uno strumento indispensabile per il corretto funzionamento di una democrazia e gli attacchi irresponsabili sono solo provocazioni antidemocratiche. Fortunatamente gran parte del corteo ha preso subito le distanze, ma resta il fatto di una gravità inaudita».

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Prima giornali nazionali, come Repubblica. Poi redazioni regionali, come quelle di Ottopagine e 696Tv Ottochannel. Nel frattempo aggressioni, scontri di piazza, violenze. Intimidazioni senza senso, preoccupanti perché raccontano un clima violento e irreale. Sopravvissuto alla storia, sconnesso con qualsiasi forma di realtà.

I fatti di Benevento, le scritte sui “giornalisti terroristi”, i cori contro la stampa, urlati da anarchici e compagnia cantante (perché avremmo difeso la polizia che ha difeso i fascisti e quindi per proprietà transitiva...), sono l'esatta rappresentazione di un vuoto desolante di idee, analisi, visioni e prospettiva.

Questi estremismi – di destra e sinistra - sono figli di un passato che non torna. Sepolto dal tempo, affossato per sempre dagli anni di piombo.

Da sponde opposte evidentemente la stampa resta un obiettivo facile. Oltretutto si cade nel tranello di dare risalto a quelle accuse, a quelle intimidazioni.

Intimidazioni che preoccupano, forse. Ma in fondo sono il nulla che diventa spray, farneticazioni di chi ha perso il senso della realtà (se mai lo ha avuto), di chi vive guardando indietro ed è incapace di leggere senza slogan le difficoltà di almeno due generazioni costrette a fare i conti con un mondo che è cambiato e continua a farlo in modo vorticoso. Con una crisi che non è finita. Con una finanza che ha assorbito l'economia reale. Con una globalizzazione che ha generato nel mondo occidentale insicurezza e nuove povertà. Con un universo digitale che ha modificato il lavoro, la comunicazione, la circolazione delle idee e divorato il nostro privato. Per intenderci: quello che c'era venti anni fa non c'è più. Per sempre.

Ebbene, di fronte a tutto questo – e ad altro ancora – la voce di quattro nostalgici del duce e quella dei loro antagonisti, figli di un '77 eterno e immutabile, disegna un paradossale presente distopico, senza senso, fuori tempo e fuori luogo.

Non si tornerà mai indietro. E se qualche forma di autoritarismo aleggia sulle nostre democrazie, non arriva dai meandri dispersi del passato. Avrà un'altra faccia, altri obiettivi. Farà di nuovo rima con nazionalismo, ma statene certi, non sarà certo frutto dell'agitarsi di qualche nostalgico di Mussolini. E non saranno i giovincelli dei centri sociali a fermarli.

E prendersela con la stampa libera, indipendente e democratica, non è solo inquietante. E' anche un segno di obiettiva, totale, inqualificabile stupidità.