Finanziamenti al Cav, Exit Strategy: discriminazione

La nota del gruppo

Benevento.  

Non si placano le riflessioni e gli interventi sulla scelta del Comune di Benevento di finanziare il Centro Aiuto alla Vita. L'ennesima voce arriva dal gruppo Exit Strategy che in una nota spiega: «Lo scorso 29 dicembre, la Giunta Comunale di Benevento ha approvato la Delibera n. 202, dal titolo, “Aiuto alla vita e sostegno alla maternità difficile. Atto di indirizzo”. Con tale Atto di indirizzo, di fatto, la Giunta ha deciso all’unanimità di formulare “al dirigente del settore servizi al cittadino indirizzi affinché i fondi stanziati sul PEG (Piano Esecutivo di Gestione), siano utilizzati, secondo criteri di trasparenza e di par condicio, per compartecipare alla spese delle associazioni esistenti sul territorio cittadino che operano per la difesa della vita nascente ed al servizio della maternità difficile”. Al di là della deprecabile scelta di compartecipare alle spese di un certo tipo di associazione, nettamente antiabortista e che da anni lotta per l’abrogazione di una Legge dello Stato, che rappresenta, di fatto, una conquista di civiltà giuridica, tale atto rappresenta una discriminazione del tutto ingiustificata ed ingiustificabile, e perciò, del tutto illegittima, operata nei confronti di tutte le altre associazioni che lavorano e rispondono alle difficoltà delle donne, madri e non.

Sconvolge, inoltre, la superficialità e la disinvoltura delle risposte, nonché il tenore delle argomentazioni fornite da chi ha la responsabilità politica, sociale, morale e, perché no, umana, dell’adozione di una simile determinazione.
Siamo dinanzi ad un atto gravissimo, ad una gestione dei nostri soldi secondo criteri contrari al principio della democrazia ed in modo totalmente sconnesso dalla realtà concreta. Eppure, gli “Autori”, rispondono sommessamente che trattasi di atto sociale e non politico, come se il mero nomen possa mutarne, in qualche modo, la scriteriata sostanza. Rispondono, inoltre, che quest’anno sta facendo scalpore una cosa che c’è sempre stata (!?). Rispondono che si tratta di un aiuto alla maternità difficile.

Cos’è la maternità difficile secondo Voi, cari politici? Pensate di conoscerla? Vi interessa davvero conoscerne tutte le mille sfaccettature, o vi interessa solo mantenere il potere ed il controllo sulla nostra libertà di scelta del se e quando diventare madri? La maternità difficile non è quella che, semplicisticamente, intendete voi…

La maternità difficile è quella di centinaia di donne che sono costrette ogni giorno a proteggere se stesse e i propri figli da mariti violenti, perché non hanno un posto dove andare. Donne distrutte nel corpo e nell’anima costrette a vivere anche la sofferenza incolpevole dei propri bambini. Donne che non hanno un progetto di vita, perché non c’è alcuna politica sociale che favorisca il loro inserimento lavorativo o la possibilità di fruire di servizi per i loro figli, consentendo loro di lavorare ed accrescere le proprie professionalità e competenze. A queste donne le Istituzioni non danno risposte. Noi non consentiamo all’amministrazione comunale, con tutta evidenza disinteressata ed impreparata sul tema, di non conoscere la ricca realtà associativa presente a Benevento.

Dire che c’è solo un’associazione che si occupa delle madri in difficoltà è del tutto errato, a meno che non si pensi che le uniche difficoltà delle donne che interessano abbiano a che fare con la decisione di diventare madri. Noi chiediamo che a questo atto di indirizzo non faccia seguito alcuna erogazione, in quanto lo stesso, oltre che discriminatorio, è del tutto illegittimo perché, in contrasto con le vigenti disposizioni, non predetermina in alcun modo i criteri e le modalità di concessione di vantaggi economici a terzi, ma di fatto, senza prevedere alcun bando, lascia alla mera di un dirigente.

Chiediamo, pertanto, che si provveda urgentemente ad adottare l’adozione di un regolamento che disciplini le modalità di finanziamento e di concessione di contributi, prevedendo, altresì, sempre un bando al quale possano accedere tutte le associazioni o gli enti che rispondono ai requisiti predeterminati. Questa è la trasparenza, non certo quella paventata nella delibera de qua. Dopo l’affossamento, vergognoso, della Consulta delle Donne, questo atto di indirizzo è l’ennesima dimostrazione di quanto questa Amministrazione sia lontana dalle donne e dalle problematiche concrete dei cittadini onesti che chiedono fatti e non proclami e di quanto non sia chiaro che i Beneventani non sono più disposti ad accettare di essere trattati come mentecatti”.