«Sono passati ventitré anni per gli altri, io sono rimasta lì. A quel giorno. Ma con la voglia di cambiare le cose, nel rispetto di mio marito che ci credeva». Tina Martinez Montinaro non ha dubbi, non tentenna, è una donna forte, capace di un sorriso contagioso. Combatte ogni giorno la sua battaglia. Contro l'ingiustizia, contro l'illegalità, contro la mafia che il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci nel territorio comunale di Isola delle Femmine, a pochi chilometri da Palermo fece saltare in aria, con 500 chili di tritolo, il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
«Ho avuto un grande marito – continua – non mi piace definirlo un eroe, era un uomo con tanto coraggio. Un meraviglioso papà ed è giusto che certe persone non debbano essere dimenticate». E' questa, da ventitré anni, la missione della vedeva del capo scorta di Falcone. Ricordare suo marito Antonio Montinaro. Lo fa giorno dopo giorno, parlando con i ragazzi, raccontando e smuovendo le coscienze. Per non dimenticare, per cambiare le cose. A Benevento è ospite del progetto speciale 'Dipende da te', ideato dalla professoressa Mariapia Ciani e promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento, in collaborazione con l'Ufficio Scolastico Provinciale.
«Giovanni Falcone era scortato – prosegue nel racconto la signora Tina - la scorta è fatta di uomini e questi uomini avevano a casa la propria famiglia. Le schegge di quella bomba ce le portiamo ancora addosso. E' per questo che ai ragazzi voglio dire che dobbiamo rispettare questi uomini».
Una lotta che spesso si misura con una giustizia che tarda. Non arriva quando dovrebbe. In molti casi non arriva mai. E allora diventa più difficile credere nella giustizia e nello Stato. Ma Tina Montinaro anche in questo caso non ha dubbi: «E' difficile certo. Sono 23 anni che lotto per la verità. Una verità che io cerco ancora. Ma nello Stato devo credere perché mio marito era un uomo dello Stato. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Dalla Chiesa erano uomini dello Stato. E poi è chiaro che noi tutti facciamo parte di quello Stato. Lo Stato siamo noi e se ci sono delle mele marce sono quelle che devono essere messe fuori».
Coraggio, forza, profondo rispetto per la vita, per l'amore, per le istituzioni. Il messaggio di Tina Montinaro è un dono per gli studenti che in questi giorni hanno assistito alla proiezione del film 'La Mafia uccide solo d'estate' di Pif e poi hanno concluso il loro percorso con una giornata in cui sono stati protagonisti ripercorrendo, attraverso date, immagini e monologhi la storia del nostro paese dal maxi processo iniziato nel 1986.
Ad introdurre l'incontro Maria Pia Ciani «E' troppo facile pensare che la colpa sia sempre degli altri. In realtà siamo noi a fare le cose. Borsellino – prosegue - diceva che la vera lotta alla criminalità non era solo repressione, ma un movimento culturale e noi, oggi lo stiamo creando».
All'incontro non manca il saluto delle istituzioni, il prefetto Paola Galeone, il sindaco Fausto Pepe, il questore Antonio Borrelli e l'assessore alla cultura, Raffaele Del Vecchio.
Mariateresa De Lucia
