Non solo una vetrina importantissima, ma un vero e proprio ruolo di rappresentanza di un'Italia inspiegabilmente dimenticata. Sarà anche questo la tappa Benevento – San Giorgio del Sannio del Giro d'Italia, che si correrà domenica.
Eh già, perché è da un po' che si è levato il coro di tanti “meridionalisti”: dai politici alle associazioni, da siti d'informazione e pagine e gruppi social. Tra “meridionalisti” e “neobriganti” dunque forte è lo sdegno per la corsa in rosa che, a parte la tappa sannita, su 21 tappe ne prevede solo 5 che passano per zone diverse dal nord (di queste, appunto, una sola a sud).
Giro della Padania l'hanno chiamato, vista la completa cancellazione dall'itinerario della competizione ciclistica di numerose regioni d'Italia. Motivazioni prettamente logistiche e organizzative, secondo i promotori della protesta, potrebbero anche giustificare in qualche modo l'assenza di Sardegna e Sicilia, del tutto ingiustificabile invece è la mancanza di linee rosa in Calabria, Puglia e Basilicata.
Da segnalare l'ironia dell'affollata pagina facebook Briganti, con qualcuno che ricorre addirittura a Carlo Levi: “Eppure Cristo 100 km più giù c'è arrivato” e molti altri che colgono l'occasione per denunciare la pessima situazione infrastrutturale: “non mi stupisco...per fare una tappa serve una strada e ormai ci crollano tutte sotto i piedi o sono cantieri a cielo aperto....di unni i facemu passari?” fino a chi rivendica un'altra identità: “Non c'è dubbio, quello è il giro d'Italia... noi siamo altro, per fortuna”.
Insomma, a prescindere da ironia e sdegno, è un giro che è destinato a far discutere per la quasi totale assenza del sud, anche in considerazione della scelta, in altri anni, di far correre i ciclisti anche al di fuori dei confini italici: in Francia e addirittura in Danimarca. Restano solo Benevento e San Giorgio dunque: due paesi, poco meno di 70mila anime insieme, a dar rappresentanza di tutto il sud.
Cristiano Vella
